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sinonimi e
contrasti
di copiascolla |
Uso parole. Vuote di significati a rendere. Come questo momento di vetro.
Io. E un paralume storto inclinato chino introverso assorto. Lo guardo e guarda me. La gente davanti al quadro tiene la testa così. Come questa storia che va appena appena in basso a destra. Verso dove tengo lì le cose un po’ belle che mi sa che le tiro fuori adesso. Che si fa dì.
È un paesaggio di lettere a caso. Dietro il vetro, olio su tela. Già tre parole per dirne una. Quadro. E attorno al quadro, un corridoio. E altri quadri e una porta e una guardia. Siamo al museo delle lingue morte. Sulle targhette di ottone, decodifiche d’altri se. Periodo ipotetico che si ferma al primo ma.
Unicuique suum. Cerco il mio e ne trovo un altro. La guardia mi guarda storto. E io inclinato assorto davanti al quadro con la targa con su scritto sé.
Ci siamo. La storia va che succede qualcosa dopo il quadro. Secondo la trama, bisogna finire tirando in ballo il vetro oppure il paralume almeno. Invece cambia palco e cambia scena. È la volta della ballerina di lana. Il ballo, ecco c’è. In punta di forse lei, piena di raso e scarpe. Tutù tra il telefono e il mare. Più che una ballerina, un fiorellino. Ho una sorella diminutiva. La tengo in un vaso di vetro. Mi manca solo il paralume.
Ogni sera meglio. Buona la prima, che c’erano quelli col vestito buono. Ti ho fatto un mazzolino di aggettivi con i ferri tre. Te li lascio in camerino. Sono molto piccoli, viene un lavoro lungo e stretto. Parlo di tempo e di manica.
Ma per le tue braccia corte e il
mio occhio lungo, ecco anche due
frasi fatte.
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Le ho prese al mercato. Costavano solo un franco. E mi avanza un sinceramente. Dopo tutto questo daffare manca il paralume, ancora.
Questa storia è di tre persone. Prima e terza singolare e prima plurale. È una storia singolare. E prima ancora, plurale. Parla di noi tre. Io, me e te. Tu mi dici che e io no. E tu noi. Siamo alla quarta. Balla mia sorella. Io cambio fila. Tu sei di quinta. Mi segue una maschera col paralume in mano. Allora io rido e rido e
rido. La maschera cade. Oddio, ha un nasone. Ti immaginavo diverso. E tu dici però anche tu saresti stata meglio all’insù.
Quello girato è un altro, questo sei tu. Scende il sipario, hanno rubato il quadro. Raddrizza la manica e rovescia il corpo. Se riesco a tenerti fermo un attimo ti metto un golfino di forza. Vedrai che sapremo superare anche i ma. Li lavoro a dritto e se si fa un buco, ecco, ci faremo passare un dito. E mi dirai che lo metti per stare in casa. Dove io sbuccio l’aglio e trito il prezzemolo.
Ho pensato di finire sdrucciola. Per non far rima con niente. Comincio ancora dai sensi a perdere. Il contrario di quello che ho detto fin qui è la stessa cosa al rovescio. Vedrai che viene fuori una storia un po’ bella, che tira un po’ in basso a destra. Dove ci ho fatto un nodino per tenere il filo. Ricordati anche tu di me. Spengo il paralume storto e vado a letto.
Spegni il gas.
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