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incinto di una
chiesa
di demetrio paolin |
Lui aveva mani scure, olivastre, e unghie bianchissime corte, tranne quella del mignolo sinistro, che era appuntita e lunga. Io mi immaginavo che questo fosse il segno d’appartenenza ad una setta o cosca, associazione fosca e tremenda, che complottava nel buio. E pensarlo era uno scherzo, che a 11 anni è tutto così.
Mio nonno di solito si alzava per tempo la mattina, dopo essersi lavato e fatto la barba, si metteva a favore di luce
oggi è un giorno importante
cosa
è giorno di cambio
…
finiscono i giorni di primavera
ma nonno è san giovanni
lo so
ma la primavera è ancora tutta attaccata qui
Intanto guardavamo la finestra lucente, che stracciava gli occhi e ne rosicava gli angoli come vecchie foto bruciacchiate.
nonno a che pensi
al mare
qui non c’è mare
il mare c’è sempre anche da queste parti
tu ti ricordi del mare
mi ricordo di quando bombardarono
ma
e pensai al mare
nonno
eravamo in cortile ero sposato da poco con tua nonna e non avevamo idea di mettere su figli stavamo lì a parlare ci eravamo filati per talmente tanto che io ero stanco di tutto perché sapevo come sarebbe stato dopo
eri già stanco
l’amore è già tutto scritto quando vedi una persona sai già come andrà io sapevo tutto di tua nonna
tu e la nonna non andate d’accordo
vedi questo è amore lo sapevo e me la sono tenuta comunque
…
quella sera eravamo in cortile a parlare quando ho sentito un rumore sordo e mi sono buttato a terra e ho preso un secchio e me lo sono messo sopra la testa lì nel buio più assoluto tanto che non sapevo se avevo gli occhi chiusi o sbarrati ho tremato e ho sentito il mare il secchio faceva il rumore delle onde e pensai che era mare dappertutto e mi ricordai di quando ero piccolo e stavo giù e mi misi a piangere
e poi
poi successe che l’allarme passò ma io continuai a piangere ma nessuno disse niente perché tenevo un coltello e sapevano che avevo il sangue caldo
…
adesso vieni con me
In sala la penombra teneva gli stipiti, e sulla tavola c’era un piatto di terracotta giusto nel mezzo, un’oliera e una saliera vecchie e graffiate. C’era, pure, una brocca d’acqua piena fino all’orlo.
Ero ingombro di un presagio. Mi cresceva nelle ossa una casa, una via: la pelle e le ossa si riempivano di passanti e villeggianti, di persone ferme ai bar e di gente che entrava nei negozi. Intravedevo la chiesa, scura e antica, ai confini della piazza, più lontane poco più oltre c’erano strane croci di marmo, mezze muffite. Che strano – pensavo – una chiesa di campagna nel mezzo di una città e con tanto di cimitero a fianco. Poi la carne divenne più trasparente, più limpida, un vetro puro, e gli occhi furono aguzzi per vedere la gente che entrava dentro la chiesa, le vecchie con i cappotti un po’ lisi, e i ragazzi fuori che tenevano d’occhio le ragazze accompagnate dalle mamme.
Il cielo era seppia, era forse l’ora del rosario?
ora ti tocco la fronte nel nome di maria
Nonno aveva gli occhi liquidi e azzurri e li teneva mezzo aperti, e la mano era umida dell’acqua che aveva prima benedetto – dall’acqua la vita dalla vita il diluvio dal diluvio la vita dall’acqua al vino dal vino alla croce dalla croce alla salvezza, diceva il nonno – e ora mi toccava con le dita sulla fronte
ora ti tocco
…
ora ti lavo la vita
…
nel nome di maria nel nome di gesù
Poi versò acqua e olio nella ciotola di terracotta, e alcuni cerchi incominciarono a galleggiare, giallognole figure, spettri piatti. Germinarono bolle di fiori mai esistiti. Nonno li guardava come uno spettacolo funesto, mescolò con il dito quello strano intruglio, ma tutto ritornava come prima. Medesimo. E allora prese il sale, caricando l’incavo dell’unghia, e intanto recitava
voi siete il sale della terra il sale spurga il male il male si spegne nel mare il mare è sale purificatore giona sta nel ventre del mare tre giorni come gesù chiudi gli occhi chiudi gli occhi
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ma nonno
chiudi gli occhi e dimmi cosa ti turba
niente
guarda più lontano
Pensai alla chiesa e la sentii dentro di me ancora di più, come se le fondamenta si fossero piantate nelle vene così profondamente da penetrarmi e premermi. Io risalii ogni singolo sasso, quasi fossi uno dei carpentieri che avevano impastato mattoni e malta per l’eternità dei secoli, e fui nella navata centrale
cosa vedi
una navata
e poi
e poi vedo banchi lunghe file sterminate di banchi di legno scuro vuoti che corrono verso l’altare sono sottili come i capelli di una donna neri
e
…
e
…
Nella mente erano chiare le grida delle persone fuori, che vivevano una vita che io stentavo a capire, ma che era tutta mia. Sentivo pulsare dentro di me tutta questa esistenza. E continuavo a ripetermi: tutta questa vita tutta questa vita. Di colpo la voce uscì
tutta questa vita
ti turba
tutta questa vita
Di colpo ero fuori sul sagrato di questa chiesa, che mi stava alle spalle, antica e improbabile, sbilenca e bellissima. Dentro di me, con gli occhi chiusi forse da secoli, c’era questo mondo che era uguale a quello che vivevo: i negozi, i pullman e le macchine, la gente che si affaticava lungo le strade, i piccioni, e i cestini dell’immondizia verdi e grigi. Il cielo era una striscia, un filo di fumo. Pensai: ecco qua l’apocalisse. Doveva essere questo. L’apocalisse arriverà nello stupore di tutti, mentre ognuno fa una cosa diversa da quella che dovrebbe. Neanche il tempo di dire
embè, e saremo altra cosa. E i bimbi, che nel mio corpo, proprio dentro di me correvano dietro ad un pallone, e le ragazzine che li guardavano avranno la sostanza degli angeli e dei demoni
il sale spurga il male
…
il sale spurga il male
…
il sale feconda la vita
I grani, cristalli lucenti, caddero nella mescola d’olio e acqua e di colpo i cerchi e le figure si sfecero. Tremai come se una lama mi entrasse nelle vertebre e strinsi la mano di mio nonno che disse solo
amen
amen
amen
Ero come stordito e perduto, di colpo la chiesa e le vie erano scomparse e dentro di me c’era una terra desolata e vuota, un deserto così vasto che si perdeva l’eco
prendi i rami d’ulivo
perché
è san giovanni è il cambio
di cosa
toccherà a te farlo d’ora in poi
Presi i rami dell’ulivo benedetto e tre piccole fettucce di stoffa bianca. Nonno disse le preghiere, avvolgendole
san giovanni mio beato che a gesù vi siete dato ottenetemi da dio questa grazia che oggi vi chiedo io
E fu così per ognuno dei tre rami di ulivo, avvolti con la stoffa. Poi li strinse nella mia mano e disse
esprimi un desiderio
uno
uno e uno solo
…
Chiusi gli occhi e desiderai solo che quella chiesa (i suoi bambini rumorosi, quel senso precoce di catastrofe, di svelamento ultimo del mondo - lo stupore di sentire quella realtà con tutto il dolore e la gioia di una vita piena e fluente) tornasse a scorrermi dentro, che fiorisse nuovamente in me e si mettesse a pulsare come una stella impazzita come uno sbotto di sangue. Chiesi di essere posseduto da tutto quel mondo, di esserne incinto per sempre, che germogliasse in me come un tumore benefico, oppure maligno, e che prendesse di ogni singola cellula o spazio fino a riempirmi, fino allo spasimo finale. Desiderai
amen
amen
e così sia
e così sia
Mio nonno prese i rami di ulivo avvolti nella stoffa e li srotolò. Su tre, due rimasero bloccati e uno – uno solo l’ultimo - si slegò completamente. Sorrisi.
quello che desideri ti sarà dato
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