contrAppunti

don quijote reloaded

di diamonds

Non ha il potere di sfondamento delle sue merlate cugine e nemmeno l’elevazione non morale del fidato quadrupede che lo fiancheggia negli esordi. 
Presumibilmente mancino, apparentemente marpione, è il più sinistro personaggio di un universale gioco non per tutti.
”Campione della vita dispari”, come lo definirebbe qualcuno, nonché “baluardo delle ali”, recita ruoli diversi. 
La legge dell’ottica è la sua prima regola, un filotto il suo sogno impossibile. 
Un’etica manichea la sua, ma solo nelle cattive interpretazioni.
In realtà con la testa sta altrove.
Progetta rocamboleschi deragliamenti, mercuriali evasioni dal serraglio, per finire magari in una deriva lunare, come un Astolfo che guizza oltre ogni misura per inventare il proprio sé. 

Non affronta le faccende di petto, forse perché eccelle nella vista laterale, e spesso non pensa (se pensa è peggio). 
Gli capita di provare la sensazione che il pubblico non lo voglia, poi si ricorda che è sempre così quando si lotta. 
Non nutre il mostro con gli occhi verdi, ma subisce il fascino della metamorfosi che spetta ai cadetti che filtrano sull’altro bordo. 
E’ lui il comico che si atteggia a guerriero, in quanto spaventato.
Ha labbra grandi. L’outsider della letteratura degli scacchi.
Per mangiarci meglio, suppongo.

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