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dimmi di cosa ti
fai e ti dirò chi sei
di the west way
(u.s.a.)
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La cosa più difficile a cui mi sono dovuta abituare, trasferendomi a San Francisco, è stata la logica dell’isolato. Le città come Milano si sviluppano a ragnatela: un centro, una piazza, una Chiesa, delle mura, porte,
circonvallazioni come anelli. Più vicini si è al centro,
più la zona è signorile, antica ed elegante. In periferia ci sono i palazzoni e i poveri cristi.
San Francisco non è così. Nonostante
l’edificio più vecchio della città sia in effetti una chiesa (Mission Dolores, 1776), San Francisco è disposta in pianta ortogonale,
cioè a scacchiera.
Ogni isolato è un universo a sé. Potete camminare in pieno centro, proprio quello con i grattacieli, i ristoranti fighetti, i colletti bianchi con le loro brave 24 ore, e trovarvi di colpo in un isolato popolato di prostitute, spacciatori di crack, senzatetto.
San Francisco è una delle città americane con il più alto numero di homeless, attirati qua dalle condizioni climatiche e dallo spirito liberale dei suoi abitanti. Nel mio quartiere è impossibile passeggiare per strada senza imbattersi in qualcuno che vi chiede dei soldi, qualcuno che cerca di vendervi qualcosa (fumetti/vestiti usati/fiori), o che passeggia con la propria “casa ambulante” (un carrello della spesa pieno di chissacosa), o ancora qualcuno che vi vuole cantare una canzone (in genere sono mariachi bands), o che gioca a dadi sul marciapiede. |
Ma la logica dell’isolato, dicevo.
Oltre ai personaggi sopra tipizzati, potreste anche imbattervi in individui che, apparentemente, stanno in strada senza fare nulla. Stanno lì, da soli o in piccoli gruppi. Ogni tanto uno di loro si volta, fa un fischio, un altro a dieci metri ripete il segnale e così via. E’ il tam tam di chi lavora nella categoria merceologica “traffico di sostanze illegali”, per cui ogni pochi metri c’è un “palo” che informa dell’arrivo di persone non gradite. Lo scambio con il cliente avviene in maniera mal celata, con una semplice stretta di mano. E qui arriva la logica dell’isolato.
Nel mio isolato (tra 19 e 20) vivono soprattutto messicani, e vendono marijuana; ti dicono “hola
senorita, que tal?”, tra un cliente e l’altro mangiano un burrito seduti di fianco a te. Ma se ci si sposta solo di tre isolati (tra 16 e 17), l’atmosfera cambia
totalmente, le facce si fanno smagrite e disperate, perché li’ si vende il crack e l’ eroina, ci sono parecchie prostitute e la gente è di origine
afroamericana. Di sera questi isolati sono meno illuminati degli altri, e sempre
più sporchi.
Se invece passeggiate per un quartiere residenziale, allora per strada non c’e’ nulla e nessuno. La gente di questi quartieri vive in piccole case con cespugli potati da Edward
Scissorhands, guida piccole utilitarie e guarda tv via cavo recapitate a domicilio. |