cose dall'altro mondo

col favore

di sicilia
(spagna)

In España ultimamente, ma ho visto che capita lo stesso in Italia, c'è la moda dei real-visceralisti. Prendi un poema e lì metti un water sporco, mezzo pompino, un cancro, varie canne, tequila, un fegato rotto, sigaretti a sacco, muri sporchi, l'uccello fuori delle mutande, il deserto di Sonora, signore della prostituzione sotto terra tagliate come vitelli, una ricerca fallita dall’inizio, mistero, vari paesi tipo Nicaragua o Messico, 600 pagine, più morti che se fai 3 maremoti. Cose tutte emozionanti come se ti fanno saltare 3 denti di un pugno. Poi, come i danni collaterali, ho letto su un posto di Internet diverse storie sulla Merini, poetessa italiana che disse “sono nata il ventuno a primavera”, con foto di lei nuda solo per fuora. Mescolando churras con merinas - due tipi di pecore che la tradizione castigliana dice che non si mescolano, come nemmeno il culo si può mescolare con las témporas de adviento - la sua vita ha un’aria con la vita dello spagnolo poeta Panero, figlio del poeta padre, anche lui Panero.
 Il Junior, che scrive chiuso nel manicomio, non sempre vuole uscire, ha detto che quando abbia il Nobel pensa di scrivere un discorso di festeggiamento "contro España" in inglese.
 E anche ha detto che perché non lo prendono per fare lo spot di Coca Cola, lui che bebe 50 coca cola per giorno nel manicomio e fuma 60 sigarette, perché fumare, pensa, è come ammazzare bambini con un piede. 
Non l'ho letto nemmeno lui, non leggo quasi nessuno, ma conosco due frase sue, "la luce non era nostra" e "sono solo intervalli". Qui penso che sbaglia perché il buco dell’essere è dall’inizio, si vede, e solo a intervalli accade che ti metti camicie attorno e fai vita sotto luci variabili, ora tipo lampadine giallo ospedale, ora luce gialla di Tanger.
Come se stai sul punto di dire, nella vita, Cara mia gente, ‘fanculo, in generale, ma poi bisogna essere sociali e non esagerare troppo fino a che la luce caschi.

Mi chiamo Sicilia, escribo desde Galicia 

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