cose dall'altro mondo

un sorriso nella pioggia

di fio
(irlanda)

Una manciata di minuti prima che gli orologi segnino le nove di quest’acquosa domenica mattina, Dublino sembra più un set abbandonato che una capitale di Stato, vuota com’è di movimenti e di rumori: pochissime le persone che camminano per le vie del centro, quasi assenti le auto che tanti problemi creano ai continentali al loro arrivo, procedendo sul lato di strada esattamente opposto a quello che ci si aspetterebbe. La città continua a dormire, in un involucro spesso di nebbia e silenzio interrotto soltanto da gabbiani che gridano e dallo sfrecciare saltuario di taxi. La pioggia si appiccica con immobile pesantezza al cielo, alle case, all’atmosfera: ogni cosa è momentaneamente monocromatica. La sola consistente variazione sul tema meteorologico di oggi include raffiche di vento che trasformano il Liffey, solitamente placido e rettilineo, in un piccolo mare in tempesta. Per il resto, grigio e acqua a perdita d’occhio.   Mi avvicino al semaforo pedonale aspettando che muova dal rosso al verde più per forza di abitudine che per altro, dato che non si vedono arrivare né macchine né bus. È come se la città fosse a mia completa disposizione, penso, e una folata di vento particolarmente forte tenta di strapparmi l’ombrello dalle mani, rovesciandone le stecche all’indietro: scena vista in decine di film, che mi lascia ugualmente spiazzata per qualche rapido secondo. Soprattutto quando mi accorgo che tre delle stecche si sono rotte a metà. Mentre cerco di riportare le superstiti alla loro posizione originale, una signora sulla settantina, dai tratti tipicamente irlandesi, mi si avvicina, con un cenno della testa indica il mio ombrello e dice “Well, that was a strong Irish wind, wasn’it?” ridacchiando allegra.
Poi il semaforo diventa verde, e lei è già sparita lungo O’Connell Bridge. Rimango ferma a bordo strada, ridendo a mia volta, con un ombrello completamente inutilizzabile in mano. 

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