cose dall'altro mondo

kip man

di alice visconti
(olanda)

Il Kip Man passa il lunedì su un furgoncino che cade in pezzi. C’è una ragione per cui ha scelto questo giorno: i negozi sono chiusi almeno fino all’una e lui può parcheggiare per la strada il suo camioncino senza ansie, anche se in verità è tranquillo di natura perché, se capiti in una delle vie secondarie, te lo trovi lì con il furgone che ostruisce il passaggio mentre distribuisce uova e formaggi senza fretta. E’ così che l’ho conosciuto la prima volta. Innervosita da dieci minuti d’attesa, sono andata a vedere perché non si sbrigasse. Ha risposto qualcosa in olandese e mi ha teso un foglio con un elenco di nomi. L’unica parola che ho riconosciuto è stata Kip, che significa pollo.
Kip! Ho esclamato.
Sì, io sono il Kip Man.
Ha teso una mano enorme, ma poi me l’ha stretta debole debole. Questo mi ha spiazzato un po’, ma sono rimasta lì a sentirlo. Nel frattempo si era formata una fila di auto e io ero sulle spine; per togliermi dall’impiccio, ho fatto l’ordine.
Il lunedì successivo sono rimasta in casa per tutta la mattinata, che mi ero dimenticata di chiedere a che ora sarebbe avvenuta la consegna. Quando mi ha portato il pollo, le uova senza virus e il formaggio fresco, ho detto che non volevo prendermi l’impegno, che volevo essere libera, e allora lui, passandosi una mano tra i capelli che sono così gialli che sembrano dipinti con un acquerello, ha sorriso rispondendo che mica potevo continuare così, che dovevo imparare il dutch e che me l’avrebbe insegnato lui con dieci parole alla volta.
La sua merce veniva dalla fattoria del fratello, mi spiegava in inglese; volevo provare il coniglio, l’anatra? Sì, i prezzi erano più alti, ma i veleni erano assenti.
Lo sentivo arrivare dal fondo della strada, con quel furgone che era un catenaccio, e urlare dopo un paio di colpi di clacson: Kip Man! Correvo giù per le scale perché se non mi vedeva subito ripeteva il suo richiamo.
Poi ha cominciato a portarmi polli congelati. Diceva che in fattoria ora passava solo al sabato, però erano sempre freschi, eh?
Una volta però si è dimenticato di strappare l’etichetta con il marchio di un grosso supermercato, uno di quelli in cui si entra con la tessera, e il prezzo indicato era inferiore a quello che avevo pagato. Gli ho detto allora di non venire più, che avevo trovato un lavoro e non potevo aspettare la consegna a casa.
Ma lui ha capito che io avevo capito, perché poi se lo incontravo mi nascondevo, se ero a piedi, o cambiavo strada se ero in macchina. Ora, quando m’imbatto nel suo furgone, aspetto senza spazientirmi perché ormai ho imparato che si usa così, anche se il Kip Man è dispettoso e c’impiega ancora più tempo a fare le consegne, quando mi vede in fila.
Stupido Kip Man, penso, con la faccia impassibile.

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