le rubriche

vivere senza ipod

di personalità confusa

Esiste in Italia una radio che trasmette musica bellissima, ma bellissima davvero, e immortale.
Lo fa a tutte le ore del giorno, senza nessuna – nessuna - interruzione pubblicitaria. Senza dj ciarlanti sul finale del pezzo, senza urletti, senza notiziari sempre uguali, senza rubriche, senza interviste a chicchessia. L'unica vocina parlata si affaccia alla fine del brano con tono discreto, quasi un sussurro, soltanto per dire nome e titolo. Una pura didascalia, quasi fosse la targhetta ai piedi di un bel quadro. Il resto, tutto il resto, è solo musica.

“In Echo's cave I long to dwell / and still to hear that sad farewell / when we were forced to part...”

E' una radio del tutto gratuita. No, non è una radio internet, ché quelle lì poi mica son gratis davvero - i soldini se li prende il signor fastweb, la signorina alice o chi per essi. E comunque, anche codesta magica emittente, volendo, trasmette su internet e via satellite oltre che in modulazione di frequenza, che è un modo complicato per dire che basta un qualsiasi apparecchio ricevente ancorché di quelli con la rotella zigrinata.
“Bright eyes, oh, that the task were mine / to guard the liquid fires that shine / and round your orbits play...”

La sua musica mi segue in macchina, mentre attraverso la campagna, o divide con me le lunghe colazioni nel sole del sabato mattina.

“...plin plin plin...”

Una radio d’altri tempi, poiché la programmazione disconosce ogni moda, ignora l'ultimo successo e procede imperterrita nel suo rigore senza epoca. Come se le note arrivassero con nostalgia da un'età lontana e felice ma oramai sfinita dal tempo, o forse mai neanche cominciata.

“To watch them with a vestal's care / to feed with smiles a light so fair / that it may ne'er decaaaaay...”

Il canale della filodiffusione della Rai trasmette solo musica classica. Tutti i giorni dell'anno, senza sosta. 

(Soundtrack: "O Tuneful Voice" - lieder - Franz Josef Haydn, n. 37, parole di Anna Hunter)

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