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penne al dente
a cura di placida signora |
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Quando si aprì la porta della stanza da pranzo che era stata trasformata in buffet, con le credenze allineate lungo le pareti ed al centro una lunga tavola carica di piatti freddi, fu un pigia pigia, una vera e propria calca. Un bel signore alto, che era stato tanto timido da tenere in mano il cappello a cilindro, fu spinto contro la parete così violentemente, che il disgraziato copricapo si schiacciò, emettendo un triste lamento. L’episodio fu accolto da qualche risata.
Si precipitarono tutti sui diversi vassoi di pasticceria e di selvaggina tartufata, cacciandosi i gomiti nelle costole, brutalmente. Era un vero e proprio saccheggio, le mani s’incontravano urtando sui vassoi, ed i camerieri non sapevano a chi dare ascolto in mezzo a quella ressa di persone eleganti, le cui braccia tese esprimevano soltanto il timore di arrivare troppo tardi e di trovare vuoti i vassoi. |
Un anziano signore s’inquietò perché non v’era il bordeaux e perché lo champagne, asseriva, gli impediva di dormire.
-Piano, signori, piano – diceva Battista, con voce severa – ce ne sarà per tutti, state tranquilli.
Ma nessuno lo ascoltava. La stanza da pranzo era gremita e, sulla soglia, gli abiti scuri si sollevavano preoccupati sulla punta dei piedi. Gruppi di persone si accalcavano davanti alle credenze, urtandosi l’un l’altro e divorando velocemente. Molti mangiavano, senza bere.
Charrier, che aveva finito il vino prima del pane, chiese ad un cameriere un bicchiere di champagne.
- Bisogna che aspettiate, signore – rispose spazientito l’altro – sono già state vuotate trecento bottiglie. "
Émile Zola, La Curée, 1871 |