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logica binaria
di sphera |
Ammesso che esista, questa è verità
Treno 27356 Lecco-Milano delle 19.28
Sabato, 25 settembre 2004
Il vagone è quasi vuoto, in penombra. Da una parte del corridoio è seduta una donna nera, florida e lucida, con tantissimi capelli raccolti in un nodo. Dall’altra parte, vicino al finestrino, una bionda pallida con occhi celesti e pelle sciupata.
È lei che inizia a parlare, ma certo si erano rivolte la parola già prima, sul binario o forse in sala d’attesa. Nessuna delle due parla un italiano perfetto.
- E tu lavori?
- Oh, sì. E tu?
- Sì, sì. Lavorare devo, sempre. Mi sono sposata a venti anni, sai?
(ridono)
- Ma al tuo paese cosa si mangia?
- Eh… come qua un po’ tutto.
- Ma da voi ci sono meno cose. Da mangiare. No?
- Oh! Ma chi te l’ha detto questo?
- È Africa, no? Ci sono meno verdure, e frutti.
- Ma chi te l’ha detto?
- Piove meno, no? È Africa…
- Ma dici Africa è sbagliato. Africa non è un paese, è un continente.
- Sì, lo so.
- Un continente è molto grande. Così c’è un po’ tutto. Al mio paese io ho la foresta, e la savana. C’è tutto, in Costa d’Avorio. E piove, piove tanto. E c’è tutta la frutta, e la verdura. E il pesce costa meno. Tutto, costa meno.
- Anche al mio paese costa meno. Tanto meno.
- E voi, cosa mangiate?
- Eh, le stesse cose… la carne, il maiale, le verdure…
- Eh, vedi. Ma adesso che lavori così tardi, chi cucina? Tuo marito?
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- Ah! No! Lui aspetta me…
(ridono)
- Alla settimana si mangia cose veloci. Domani è domenica, poi faccio da mangiare.
- E cosa fai domani?
- Non so. Devo sentire mio marito, cosa ha voglia.
(ridono)
- È tanto che lavori lì a Xxxxx?
- Tre anni. Ma adesso sono stufa, un po’. Troppo tempo in treno. Voglio trovare più vicino, magari a ore, non fissa.
- Fissa arrivi tardi, eh. Come me.
- L’anno che viene vado a prendere il mio bambino, in Ucraina, capisci? Così a ore c’è più tempo per stare con lui.
- Anche col marito.
- Anche col marito. Anche lui è stanco che io son sempre fuori, sì.
- Poi se sei vicino a casa spendi meno, non paghi l’abbonamento del treno. E il telefono a casa costa tanto meno del cellulare.
- Io spendo tanto col cellulare, tanto. Anche cento euro al mese. Telefonare a casa, alla mia mamma, al mio bambino.
- Io non ho più cellulare. Troppo, spendevo. Quando avevo la ricarica io la spendevo tutta fino che non c’era un centesimo… Pensare di avere soldi su telefono a me veniva troppo voglia di telefonare mia mamma, mie sorelle… Basta, non ho più. Così non spendo. Telefono da casa spendi meno.
- Ma poi marito non vuole.
- Marito io cucino, come te, la domenica. Lui riposa, è contento. Io telefono.
- Mariti tutti uguali. Cosa fai di mangiare domani?
(Ridono, insieme, di gusto.)
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