contrAppunti

fine

di edy

Ogni volta che metto piede in questo posto ho l’esatta percezione di quanto sia invecchiato rispetto al giorno precedente. E non perché il tempo oggi passi più veloce - oggi che dormi beota all’ultimo piano del padiglione D - ma perché il policlinico è sempre stato vecchio e cadente, con le strutture terzomondiste che c’abbiamo solo qui e in tre o quattro paesi affacciati sull’Oceano. Dovrebbe puzzare di etere ed invece puzza di muffa. Puzza di umori, di vecchie signore con la vestaglia e puzza anche di sofferenza umana, che si arrampica nelle macchie d’umido e nei cazzi stilizzati col punteruolo sulle ante degli ascensori. 

‘cos inside her she feels alright
in times to say
“yes it’s the end”. 


Ricordi quando ci siamo incontrati per l’ultima volta? Intendo l’ultima volta in cui eravamo entrambi svegli e in pieno possesso delle nostre facoltà mentali. Sai, spesso mi confondo: non ricordo se sono io o sei tu la persona addormentata, quella che ha perso il senno. Sedevo sulla panchina smerigliata del lungomare ed era maggio, con i pattini e le gambe intrecciate dei fidanzati e la sera umida che ti entra nelle ossa e se non stai attenta il giorno dopo starnuti. Mentre aspettavo mi veniva in mente non il viso di te, non le mani, non i tratti somatici; pensavo alle capriole nelle lenzuola, agli umori soffici, al modo in cui la pelle scivolava via nelle notti filanti di agosto. 
E pensavo al rumore delle mie dita mentre ti accarezzavano la barba, ai tuoi occhi vaghi come paludi o come due lune orbitanti, beffarde, intorno al resto del mondo. Quando il resto del mondo ero io.

yes it’s the end, the final showdown
yes it’s the end of our small love
you’ll have to find another no-one
who’ll take the shit like I have


Eccoti arrivare. Ecco che ti vedo davanti a me, ecco che arrivi ancheggiando – divinamente, complimenti; non saprò mai fare di meglio - sopra un paio di tacchi a spillo laccati di vernice. 

she packs her bags
calls a cab
‘cos outside in the morning light
it’s another day


Vengo ogni mattina a sfidare il puzzo di piscio e gli improponibili bassorilievi degli ascensori, giusto per raccontarti un vuoto pneumatico di anni. Sono quei secoli che t’avrei riferito allora, se quel giorno io non fossi fuggita via. Ricordi? L’ultima volta che ci siamo incontrati, quando eravamo entrambi svegli e in pieno possesso delle nostre facoltà mentali. 

I guess this is the end 
I guess this is the end
(suede, “another no-one”)

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