contrAppunti

i collant della signorina rossi

di cletus

Al di là di un bancone. Nel centro commerciale, nonché Mega Cinema Multisala, nonché paradiso artificiale di spensierato consumismo, nei sobborghi di Roma.
Luisa Rossi nel suo lindo grembiulino sfaccenda il banco col piglio di una consumata barista, giusto al di sopra dei suoi 18 anni. Lustrandolo come meglio non potrebbe, serve agli sparuti avventori delle 15 di pomeriggio, (prima proiezione, prezzo scontato) dei robusti caffè di marca.
Osservarla, in un scintillio di neon che contrastano con le luci pigre del tramonto che si avvia - siamo in novembre - vale la pena di dirlo? ,mette in moto certi pensieri. 
Luisa Rossi, non ha colpe di tutto ciò…solo.. i suoi composti collant gridano di un’innocenza rubata. Portano lontano, ben oltre questo giorno che ha avuto il pregio di farmela conoscere. Luisa e' l'immagine della dignità. Spiega, senza riporre lo straccio col quale ha appena finito di lucidare, che lei, semmai lo volessimo, ci regalerebbe una confezione da 125 grammi di caffè, se solo acquistassimo un abbonamento a 10 caffè da consumare presso il suo bar. Ridiamo di gusto, e lei, potrei giurarlo, per nulla turbata ci osserva come fossimo pesci in un acquario. Prefiguriamo scenari improbabili: prendere la macchina, (va detto che il luogo dista qualche chilometro dal primo centro abitato utile), avvertire telefonicamente un’allegra comitiva di amici e invitarli a consumare un caffè al cinema. Insomma, più facile convocare un consiglio di amministrazione. Oppure, visti i tempi con i quali si va al cinema, supporre di poter esaurire il blocchetto in un paio di anni. (una media di 5 film buoni da non perdere, a stagione, il che, conveniamo, rappresenta una stima decisamente ottimistica).
Tento di incrinare la fermezza di Luisa, proponendole un volgare baratto. Lei mi ignora, come devono averle insegnato a fare quando non le piace la domanda.
Al che mi spiego, e comincio a prenderla da lontano. "Se c'è un motivo valido per consumare il caffè qui, non vedo perché no, se non c'è non vedo perché sì." Chiaro, no?
Lei la butta sul burocratico-formale, dev'essere l'aria triste di questi posti a non favorire guizzi di fantasia, a dispetto dell'aria di Cattedrale del divertimento,
"Se lei compra un carnet per 10 caffè, si aggiudica la confezione in regalo"….poi, rassicurante, "i caffè non ha limiti di tempo per consumarli". Il mio sguardo, smarrito, indugia ancora su quelle tenere gambette foderate da nylon nero, che contrastano col bianco immacolato (e' inizio turno) del grembiulino.
Che fare? Il caffè è buono, e la compagnia, se solo si riuscisse a entrare nelle sue grazie e confidare in un sussulto di allegria dipinto su un visetto troppo serio, dice che vale la pena.
Poi, di scatto, si gira e decide finalmente di sorprendermi.
"Facevo volontariato, accudivo nelle ore di tempo libero delle vecchiette del centro anziani del quartiere. Lei non ha idea di quanto hanno da insegnare quelle donnine. Chi lasciata dal marito, chi invece lo ha mollato lei, chi è finita lì perché in casa dei figli era d'ingombro, chi una casa non ce l'ha per niente. Insomma, i mesi più gratificanti della mia vita li ho trascorsi con queste donne. Ho potuto imparare più da loro, sulla vita, che dai compagni di scuola, troppo impegnati dietro al motorino e ai flirt di turno. Cosa vuole che le dica, a casa servono i soldi. I soldi, caro signore, non bastano mai. Cosi, per non pesare sulla mia famiglia e potermi permettere di continuare a studiare sono qui, dalle 15 alle 23, ultimo spettacolo, per tutti i giorni della settimana, sono già 5 mesi, mi va bene. La mattina studio e il pomeriggio faccio i caffè ".
Luisa fa di cognome Dignità.
Un’ultima domanda. "Lo sa che i collant le danno un aria più grande degli anni che dimostra ? Perché ?" le chiedo, col chiaro intento di metterla a disagio. "Fa freddo qui, caro Signore, e a star in piedi tutto il tempo, a sera, ho le gambe che sono due tronchi di albero: sono elastiche queste calze, stimolano la circolazione".
Andiamo via perplessi.
Il barattolo di caffè da 125 grammi ora campeggia vicino ai miei fornelli. Che strano, ogni volta che mi faccio un caffè mi rivengono in mente quei collant.

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