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il mondo come volontà
e interpunzione
di isntitapity |
Premessa
Volendo dare rapida, degna, ariosa diffusione del sistema dei segni di interpunzione a beneficio di grammatica e sintassi nel discorso scritto, avremmo di loro esteso un prospetto leggero, acuto, critico, ponderato.
Con spirito d’iniziativa, senso del dovere e piena abnegazione alla pigrizia, abbiamo perciò avvertito l’esigenza di indagare su quanto già scritto in proposito, onde copiarlo e risparmiarci inutili, onerose, attività intellettuali.
Ci siamo recati in libreria (per tacer dell’internet) e all’apparir del vero noi, miseri, cademmo. Il vero ci è apparso sotto forma di intere pareti a scaffale obliquate da libri; pareti che non possiamo né vogliamo scalare, data la scivolosità dell’argomento, l’incrinatura della convinzione e l’altezza delle pareti stesse. Constata la mole e la quantità di manuali, libri, saggi, prontuari, testi, articoli, dispense e monografie sul tema, abbiamo senz’altro abbandonato l’obiettivo centrale e siamo passati a quello periferico, peraltro non privo di interessanti tenebre.
Di punteggiatura in peggio.
Ad un’osservazione meno svampita ci accorgiamo che questi libri sulla punteggiatura sono ben esposti ed allineati nella sezione scienze, sottocategoria linguistica.
Dato che ogni libreria possiede un settore per le materie scolastiche e che la punteggiatura si impara nelle scuole elementari (credo entro la seconda classe), è esatto dire che questa scoperta ci piomba in uno stato di stupore molto vicino allo sbalordimento.
Ancora un po’ storditi e sorvolando su questa buffa discrepanza di luoghi e tempi, notiamo ancora che, al di là degli specialisti o di grandi autorevoli, di interpunzione sembra campi una fitta schiera di romanzieri.
Dove stia la relazione tra insegnamento della punteggiatura e romanziere non è del tutto chiaro ma è abbastanza chiara la relazione tra libro sulla punteggiatura ed editore del romanziere.
Una maggiore cura nell’esame dei titoli e degli autori ci spalanca le porte della nursery dove regna la germinazione dei manuali partoriti dalle feconde scuole di scrittura creativa. Senza dubitare dell’originaria buona fede dei fondatori degli Scrivifici, avanza in noi una fastidiosa perplessità sulla deriva di certe iniziative, come i manuali di punteggiatura, la cui esistenza pare alimentare un circolo vizioso affatto legato allo scrivere e piuttosto legato al guadagnare.
Purtroppo nel mercato attuale non esistono aspetti della vita che siano fuori dal commercio e se è possibile smerciare esseri umani non dovremmo stupirci se qualcuno è disposto a spendere soldi per conoscere la differenza tra una virgola ed un punto interrogativo.
La limitata cultura di cui disponiamo (e le pareti di cui sopra) non ci permette di affermarlo con assoluta certezza, ma con buona approssimazione possiamo dire che la gran parte degli scrittori che scrivono di punteggiatura sono poco spiritosi, piuttosto contemporanei e molto eruditi su apici, virgolette basse/alte, trattini, punti e puntini.
In questo emporio un po’ tetro ci viene in salvo il ridicolo raggiunto dal
romanziere che, colto da dubbi esistenziali, inserisce nel testo tecnico l’afflato poetico, per ribadire che è, egli, mica un editor ma uno scrittore!
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“Il duepunti detta una sospensione di tempo, e accende l' attesa di qualcosa di straordinario. Quel che fa è: promettere"
(Alessandro Baricco).
Peraltro il duepunti fa schifo e notoriamente è un mezzo per cavarsi d’impiccio quando manca una solida base di paratassi
esplicativa; “il duepunti è una nube tossica sulla fluidità del discorso. Quello che fa è: spegnere”
(isntitapity, da “Il senso del basilico e del ginocchio”, Miseria Editore).
Proliferano quindi fraseggi di sensualità subliminale al lettore aspirante
stiloso, e come girini nello stagno si moltiplicano i rimandi, le citazioni ed i brani d’autore anziché suggerire letture integrali e buon senso personale.
Punteggiatura di lusso
Scrivere e punteggiare sono attività di massa, democratiche, di facile consumo ed altrettanto facile produzione, che possono essere svolte con ogni mezzo da qualunque grafomane. Il che sarebbe anche benefico se incrementasse dissociazioni e pari opportunità. Chi oggi scrive è invece spesso sia produttore del messaggio che del modello di decodifica del messaggio. Da ciò consegue per i lettori la livella del sistema semantico, per gli scrittori la livella della merce da vendere.
Per distinguersi nel mar delle blatte dell’editoria senza metterne in discussione le
scelte, questa scrittura dell’appartenenza, dell’imitazione, dell’istinto gregario si serve dell’interpunzione per sopravvivere nella sanguinosa lotta per bande meglio nota come “sperimentazione letteraria”. I risultati sono deprimenti prodotti di un’istruzione che toglie cultura, slancio individuale, regola perifrasi artificiali.
E si accolgono come invenzioni di genio l’eliminazione del punto e virgola e si acclama il primato della paratassi ad ogni costo. L’irrilevanza veicolata con la paratassi (“Ieri sono stato al supermercato. Ho comprato le pere. Erano buonissime.”) eletta a capolavoro intellettuale. I metamorfismi calcolati di certa scrittura hanno l’aspetto di modificazione dell’insipienza mascherata da rivoluzione o avanguardia.
Scrisse Baudelaire “C’è in ogni cambiamento qualcosa d’infame e di piacevole al tempo stesso, qualcosa che ha dell’infedeltà e del trasloco. Basta questo a spiegare la Rivoluzione francese”.
S’attende qualcosa d’infame.
L’uomo senza puntualità
Nella Torah le parole non erano separate le une dalle altre e la punteggiatura non esisteva. Furono gli uomini a dividere le lettere ed a formare le parole, ordinarono poi
le frasi per creare un testo sensato. Questo immane esercizio si chiama “circoncisione”. Non è un caso se il dolore e la cicatrice fisica che resta per sempre hanno lo stesso nome di un lavoro d’ingegno frutto scelte, sacrifici e curiosità che nessuna lezione può insegnare.
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