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il regalo
di
paolo melissi |
Nel buio la spia rossa della radio accesa e un chiarore vago che entra dalla finestra. E' arrivato il caldo, quello di maggio. Caldo di giorno e umido la sera: il vento risale piano dal mare, pesante di salsedine e di profumo di fiori, di impalpabili pollini sospesi.
M. guarda il fumo della sigaretta salire verso il soffitto. Da un'ora sta immobile sul letto a fumare e a spiare i movimenti dell'orologio. Segue gli scatti della lancetta dei secondi, veloci, e impara a distinguere quelli impercettibili delle altre due, lente. Alle undici si alzerà ma, per adesso, non ha nessun motivo per farlo. Sta fermo, guarda l'orologio, guarda le spirali di fumo che salgono su e pensa a L., a quando la rivedrà.
Di colpo, lo stupiscono i pensieri che gli vengono in mente, i ricordi che gli tornano su come il sapore del ragù mangiato a pranzo. E di quella volta che l'autobus da Mugnano a Napoli non passava mai e un ragazzo che faceva il pugile dilettante gli aveva dato un passaggio, spiegando lungo la strada che aveva problemi con i preservativi che gli si rompevano sempre. E, poi, di quella volta che se ne stava tornando a piedi a casa, di notte, e un tale, uno che faceva il portinaio, gli aveva passato la mano sopra il pacco, e gli aveva sussurrato: Vuoi fare?
Le lancette si avvicinano alle undici, M. non ce la fa più a stare steso sul letto, la gola gli brucia per il fumo, il materasso è troppo molle e lui ha voglia di muoversi. Si alza dal letto, si affaccia alla finestra, respira l'aria tiepida di mare che sale su lungo la collina, guarda il nastro in curva della strada, i lampioni che sembrano albicocche luminose nel latte sospeso della foschia notturna, le note del piano del professore Cammarano gli arrivano come una pioggia leggera dal quarto piano. Spegne la sigaretta e tutte le luci, esce da casa infilandosi la giacca. Fa qualche passo, poi si ferma sul bordo della curva: la città brilla, le luci tremano nella distanza come stelle posate sulla facciata delle case, una distesa di stelle terrestri fino alle pendici del vulcano.
L. ha finito di sorvegliare il bambino che dorme quieto, i genitori sono tornati dal teatro, e ora può andare via. Cammina veloce, come per recuperare qualcosa che le è sfuggito, lungo la strada in discesa solo l'eco dei suoi passi e l'odore intenso dei fiori e degli alberi. Il giornalaio dell'edicola notturna sbadiglia sulla sedia a sdraio, i due cani dormono con un occhio aperto.
M. va a comprare una bottiglia di spumante a un chiosco: oggi è il compleanno di L. La signora troneggia dietro il bancone di marmo, due ragazzi sghignazzano sulla panchina di legno, un'autoradio di passaggio gli spara i bassi nello stomaco. Prosegue a piedi lungo il Corso semideserto, la bottiglia di spumante gelata dentro al sacchetto di plastica ogni tanto gli tocca la coscia.
Supera il garage dove i due cani, come al solito, si avventano contro la saracinesca abbaiando, svolta la curva, attraversa la strada e si affaccia al muretto: in un attimo guarda le luci del porto, quelle del Castello e quelle della Galleria, poi riprende a camminare in fretta, non vuole che L. resti in strada da sola.
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Ma L. non è sola. Sta parlando con l'edicolante notturno, mentre uno dei cani, quello nero, le annusa con attenzione un piede. Chissà cosa avranno da annusare i cani, pensa M. mentre si avvicina salutando.
Loro due, soli. Auguri, le dice mentre la bacia davanti alla pompa di benzina. Ti ho preparato un regalo, Ma ti avevo detto di non spendere soldi, Dai
seguimi, Ma dove andiamo, Seguimi ho detto.
Camminano mano nella mano, lungo lo stesso marciapiede, nel buio qualche grillo, nel silenzio lo scroscio dell'acqua nei tombini.
M. si ferma davanti alla scuola media e si guarda intorno, mentre tira fuori dalla tasca una serie di chiavi unite da un anello di metallo. Ma cosa stai facendo, Guarda se arriva qualcuno, e aspetta. M. ha aperto il cancello della scuola, i due entrano, chiudono e ora corrono, lui la tira per la mano, il sacchetto di plastica con dentro la bottiglia gli batte sulla gamba. Questa volta M. apre un cancello a vetri, Ma dove mi stai portando, entrano nell'edificio, Ecco il regalo. Mentre M. si chiude il cancello a vetri alle spalle le mostra il regalo: la piscina della scuola Carlo Poerio.
Tu sei pazzo, dice, ma intanto ride, L., e non vuole sapere come si sia procurato le chiavi perché quello è il suo regalo. M. ha tirato la bottiglia fuori dal sacchetto, in fretta ne libera il collo dalla protezione di fil di ferro, fa forza con le dita sul tappo di sughero, lo spinge in alto e quello schizza via nella piscina con un botto, una piccola esplosione nel silenzio e nel buio attutito soltanto dai lampioni della strada e dai fari delle macchine che passano. M. riempie i due bicchieri di plastica che la grossa signora gli ha dato, Auguri, le dice. E brindano, con lo spumante economico del chiosco aperto anche la notte. Ora facciamo il bagno, Cosa, Il bagno. Quello è il suo regalo, pensa
L., e comincia a spogliarsi davanti a lui, anche M. si spoglia, in fretta, perché ora questa notte gli mette addosso una fretta dannata. Completamente nudi si tuffano nella piscina stringendosi la mano, M. tiene nell'altra la bottiglia di spumante. Il tuffo gli lava di dosso decine e decine di copie della Gazzetta dei Concorsi, centinaia di metri di fila nell'ufficio del Collocamento, ore senza fine passate sulle sedie di plastica del bar sotto casa. Il tuffo nell’acqua porta via dal corpo di L. l'odore dei vestiti ogni anno riposti nell’armadio senza economia di naftalina e troppe volte tirati fuori, tutti i discorsi con le amiche del palazzo sull’unica salvezza d’andarsene lontano, e i piatti sporchi da lavare, nel ristorante dello zio.
L. galleggia, nella luce della strada che si riflette attraverso le vetrate sull'acqua e da lì sulle volte, in un baluginio ipnotico che le fa girare la testa più dello spumante, M. si sente leggero, avvolto dall'acqua tiepida come quella di una vasca da bagno dove si è stati immersi troppo a lungo. Ride,
L., e gli indica i riflessi che ballano sul pelo dell'acqua.
Fuori c'è silenzio, e loro possono vedere il biancore dei loro corpi in movimento per tenersi a galla e sentire i loro respiri più veloci e leggeri.
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