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l'editoriale
apocrifo
dello pseudo umberto eco (*) |
Giorni fa in una colendissima mail
mi è stata chiesta un'idea sul
colore. Scartata l'ipotesi di
indirizzarli da un tappezziere e di
fare un pezzo di colore (che tra
scrittori e giornalisti ve n'è
d'ogni nuance e sfumatura), ho alla
fine acconsentito. Bella faccenda.
Mi sono ricordato di quello che
avevo sentito dire un giorno da Enzo
Biagi (che l'avrà sicuramente
carpito a Tizio e attribuito a
Caio), che a una certa età non si
hanno più idee bensì aneddoti. La
cosa non mi dispiace perché, come
accadeva con le parabole evangeliche
(e di parabola qui v'è pertinenza),
gli aneddoti possono condensare
molte idee. Così faccio ricorso a
un aneddoto personale.
Sere fa, come molti italiani, già
pregustavo in seconda serata
l'ennesima replica di "Totò a
colori", quando invece di
Antonio Scannagatti, detto il Cigno
di Caianiello, o del sublime
onorevole Trombetta, ho dovuto
sorbirmi l'ennesimo accidente di
palinsesto (e qui soprassiedo, per
non polemizzare di quisquilie e
pinzillacchere). Solo così ho
intercettato sul negletto canale
satellitare Rai Futile, la replica
di un lontano 'Speciale Superquark'
di Piero Angela - al solito
impeccabilmente documentato - sul
contributo delle flatulenze bovine
all'allargamento del buco
nell'ozono. Ora, molta gente pensa
ancora che Kant sostenesse che di
notte tutte le vacche sono nere in
opposizione agli empiristi sassoni
suoi coetanei che propugnavano la
visione dello Stato Regolatore o
Guardiano Notturno, nella
definizione humboldtiana, chiara
edulcorazione della più corretta
traduzione Vigilante Notturno di
Armenti Indistinguibili dopo il
Tramonto (Herdenachtwachter). Ben
nota fu la loro proposta - figlia
del bismarckismo, ma cromaticamente
affine in maniera preoccupante al
biscardismo - di dipingerle tutte di
Arancione-Signal (in questo prodromi
dei terribili Maggiolini che
invaderanno il mondo negli anni
Settanta).
Ebbene giustamente Angela, nel
dialogo con il ghost writer di
Baricco (cfr le mucche del wisconsin
e la tavolozza di Hegel), ha
spiegato che di una vacca nera si
parlava già nel libro dell'Esodo
(prima che un consulente ATKromey
convincesse il popolo eletto a un
pernicioso re-stilo che poi portò a
quel famigerato vitello d'oro -
autentico fiasco di marketing –
poco apprezzato da Jahvè e dal
mercato).
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Senza dimenticare che la scuola parmenidea era arrivata a postulare - con
assoluta lungimiranza - che il logos oscuro finisce in vacca.
Ed è a questo punto che i due dialoganti hanno osservato che queste nozioni
erano state perdute nel Medioevo, tanto che le miniature dell'epoca
rappresentavano la vacca come pezzata: l'anima candida, la macchianera.
Non c'è da scandalizzarsi per questa imprecisione: Jeremy Dahl Tonic nel suo
'A Black Cow Crossing the Road' (Konigsberg, 1991) ha mostrato come questo
errore cromatico si ritrovi anche in serissimi saggi e cita testi autorevoli in
cui si ripete ancora oggi che le vacche di Altamira - originariamente disegnate
a carboncino - furono ritoccate con la biacca e, cosa ancora più grave, che
l'introduzione del grigio nella cultura occidentale si debba ad una distorta
lettura del sincretismo arabo (non a caso confutato da quel clamoroso falso dei
protocolli dei Sette Bovi di Sion in una grotta del Mar Nero), e che
inutilmente la Chiesa medievale aveva cercato di contrastare recuperando
l'usanza pagana dell'ecatombe (cento bovini neri ......).
Ma allora chi ha spifferato sia a Kant che ai suoi antagonisti che la vacca era
in realtà lilla? Il tema ovviamente ci invoglia ed è di grande momento, ma
devia dalla struttura retorica di questo pezzo, già nota ai sofisti flegrei
post-eraclitei come "pezza a colore".
Di questa scuola filosofica, come è noto, restano pochi frammenti. Ma, in
evidente omaggio al maestro - e con uno sprezzo del ridicolo che neanche il più
trito DeCrescenzo avrebbe mostrato - val la pena citare il postulato fondante:
"panta rei, kai kaka kandegein, kromata stokazein" (che nel mio greco
ginnasial-maccheronico riporta alla raccomandazione della canuta sibilla Ace-a
degli spot contro chi sbaglia candeggio).
Questo numero, gentili lettori, parla di colori. D'uopo nomarlo: sacriPantone!
( * gonio)
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