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truecolors
di livefast |
Qual è il tuo colore preferito?
Silenzio.
Ottorino Reis era sempre stato uno di quelli che quando gli chiedevano
“Qual è il tuo colore preferito?” andavano nel panico. Fin da bambino i suoi compagni rispondevano “Giallo!” oppure “Verde!” senza esitazione, mentre lui restava semplicemente muto. Tutt’al più estraeva dalla tasca un ranocchio morto e lo gettava in faccia all’interlocutore nel patetico tentativo di distogliere l’attenzione dal suo imbarazzo. Il giovine Ottorino proprio non se lo spiegava il senso di quella domanda:
Qual è il tuo colore preferito era come dire che i colori non sono equazioni, che è possibile concepirne uno senza gli altri. Lui non aveva un colore preferito, lui i colori li preferiva tutti, anche perché avere
un solo colore preferito nel variopinto mondo occidentale era terribilmente rischioso.
Però la gente, aveva più tardi cogitato Reis, è più furba di quel che lascia credere. La gente a certe interrogazioni ci va
preparata. Tutti gli omini e le donnine normali, a un certo punto della loro vita, stabiliscono che quello e non un altro è il loro colore preferito. E non lo fanno tanto perché ci credono davvero ma perché sanno che qualche coglione prima o poi dirà loro:
Ehi tu!
Sì, proprio tu!
Qual è
il tuo
colore
preferito?
E loro dovranno rispondere rapidamente qualcosa. Qualunque cosa. Perché tanto alla gente non importa veramente
qual è il tuo colore preferito. Questa è un’altra cosa importante: alla gente non importa
un fico secco del tuo colore preferito così come quando ti dice “buongiorno” in ascensore non intende veramente “Spero che la tua giornata sia buona, Ottorino” ma piuttosto “Che cosa difficile e imbarazzante starsene qui con te senza un cazzo da dire, Ottorino!”.
Più volte Reis aveva pensato all’opportunità di battezzare un proprio colore preferito, potente e risolutivo. “Blu, cristoddio, il mio colore preferito è il blu!” avrebbe potuto dire al prossimo inutile domandatore. Ma non poteva.
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La sua religione glielo vietava. Tanto per cominciare, che “blu” significasse la stessa cosa per tutti era indimostrabile. Reis – per esempio – quando pensava al colore blu immaginava la maglia della Scozia ai Mondiali dell’86, un altro magari pensava al cielo sopra a Cutrofiano o al velo della Madonna di Loreto. Vallo a sapere. Non esiste l’oggettività del colore preferito, questo nelle sure della sua religione era detto chiaro chiarissimo, cubitale e catarifrangente. E la religione, si sa, ci vuole tutti uguali davanti a Dio. Quindi Blu non significa un
cazzo. Amen.
Teorema di Reis sul Colore Preferito: la convenzione sociale che impone di comunicare un’informazione falsa ad un soggetto disinteressato verso il quale non si nutre a propria volta alcun interesse è una convenzione alquanto stupida.
Confutazione delle Vocine nella Testa di Reis: cazzo, devi dire blu. Devi. Se dici blu
almeno non sei un problema.
Così funzionava il consorzio umano, che bel marchingegno.
Verso mezzogiorno Reis uscì in strada e si accinse al lavoro. A quello vero, quello che gli apparecchiava la tavola e gli saldava le bollette. Esaminò la strada. Il sole illuminava le facciate dignitose delle case con le persiane semichiuse e le carrozzerie più o meno luccicanti delle auto parcheggiate.
Blu. Ma solo per farvi contenti, pensò.
Selezionò una BMW scura, tipo maglia della Scozia ai Mondiali dell’86, per capirci. Con un filo di ferro e una pinza fece scattare la serratura. La chiave a infrarossi individuò rapidamente la frequenza di accensione. Reis guardò nello specchietto, mise la freccia e partì. Per quel
aveva in animo di farsi un giro al mare. Blu, dopotutto,
era il suo colore preferito.
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