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conversazione infedele, ma non troppo
di alessandra galetta |
Se passa un’auto rossa, esce il sole. Se sbuca il sole, vado a correre nel bosco. Se vado a correre nel bosco, scopro qualcosa di curioso o di buffo...
Alice!
Quando ho il cappuccio calato non m’accorgo di nulla. Mi correggo: quando sto giocando, mi dimentico che esiste il mondo.
Ciao Mirella.
Mirella è una che corre anche quando piove, è una che sa, è una che...
Posso farti una domanda? Hai incontrato Tiziana recentemente?
No.
Ho l’aria svanita? Sorpresa? Mi concentro e preciso:
L’ho vista prima delle vacanze di Natale.
Mento, ma ho una giustificazione. Per me, non per il mondo, ma la menzogna è destinata a restare privata se si è in grado di gestirla.
E infatti lei continua:
Hanno visto Tiziana in piscina. Dopo la doccia, mentre s’infilava gli slip, l’accappatoio è scivolato sul pavimento e impresse sulle natiche, tutte e due, c’erano delle righe rosse in rilievo come se avesse ricevuto delle cinghiate.
Lo ha confessato lei?
No.
Sbuffa. Questa domanda insinua un dubbio sottile su quanto ha appena affermato.
Guarda l’orologio. Un cartier d’oro, piccolo e discreto.
Dice: Devo ancora ritirare le tovaglie di lino in lavanderia e alle 11.00 ho l’appuntamento con Ron per la tintura. E all’una mi scade la baby sitter.
Anche io devo...
Non devo nulla io. Non ho un accidente d’impegno. Li sfuggo, come se scottassero. E se vi sono costretta, li eseguo, ma senza elencarli. Però se li invento, gli impegni intendo, non mi pesano.
Non mi dà la possibilità di rivelarle quali siano. Le è sufficiente sapere che io li abbia e, infatti, continua, soddisfatta:
Se appoggi l’orecchio sulla parete del soggiorno di Clara, sai hanno le case adiacenti lei e Tiziana, di notte, senti urla soffocate e oggetti che vanno in frantumi.
Forse a suo marito piace la Techno?
Fa una smorfia con la bocca. E un raggio di sole, ha smesso di piovere accidenti e io che ci sto a fare qui, batte sul ferro d’argento che le trattiene i denti.
E che roba sarebbe? Chiede.
E’ un tipo di musica dove sono riprodotti i rumori che hai descritto.
Scuote la testa.
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E’ irritata. E io le tirerei volentieri quei capelli che stanno su come stecchi.
Resisti! M’incita Filippo. Ce la puoi fare. Pensa ai tuoi figli. Vuoi che restino isolati? Che non siano più invitati alle feste? O a giocare dopo la scuola?
Un’auto rossa rallenta e parcheggia. Dobbiamo spostarci un po’ e riprende a piovere.
Devo andare, dice.
Però...mi guarda dal basso verso l’alto.
Mi vedo allo specchio, nel suo specchio.
L’immagine coincide con la mia con deduzioni diverse, per forza.
Le scarpe da ginnastica consumate, il cappuccio dell’impermeabile blu che non lega con lo spinato del cappotto, la stoffa dello stesso inadeguata alla temperatura di oggi e le mani, le mani macchiate d’evidenziatore giallo.
Domani ho organizzato un pranzo a casa mia. Si discuterà di questa faccenda. Vieni anche tu!
Ma…se tu parlassi con lei, invece? Azzardo.
Io? Che neanche ho visto i segni? Assolutamente no!
Sai, penso che si rischi di chiacchierare sul nulla. Di discutere dell’inesistente. I figli di Tiziana sono bambini sorridenti e a scuola vanno benissimo. E se quei segni fossero stati fatti con il suo consenso? Se fosse il loro modo di fare l’amore?
Anzitutto ti ringrazio per aver pensato a questa eventualità, si capisce che sei una che scrive, che ha fantasia. Se fosse come dici, non potrei permettere che i miei ragazzi frequentino una casa dove si hanno abitudini simili. Noi abbiamo l’obbligo di vegliare e sorvegliare affinché il male non penetri nella comunità. Siamo come un equipaggio di una barca a vela e ci vuole l’unione e la grinta se vogliamo sconfiggere le onde e il vento. Ci vediamo domani, alle 12.00.
Sale sulla sua bicicletta mountain bike, ma non ci sono salite qui. C’è, in effetti, una collina artificiale poco lontano, ma è circondata da un’inferriata.
Se passa un’auto blu non vado al pranzo, se ne vedo una bianca, telefono a Tiziana e le dico: non mostrare il sedere a occhi indiscreti, se passa un’auto grigia, è pieno questo Paese di automobili grigie accidenti, ma non posso cambiare colore altrimenti il gioco non funziona più, se passa un’auto grigia, preparo una crostata da portare domani.
Per i figli. Si dice sempre così.
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