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down under, right
di zio
(nuova zelanda) |
E' lontana. Basta guardare una cartina del mondo per capirlo. L'angolo
in basso a destra e' un posto dove l'occhio non cade quasi mai. E non
solo l'occhio. Non so se ci avete fatto caso, ma la Nuova Zelanda non
e' mai nelle news. Sono in pochi. Più
o meno 4 milioni di persone, in
due isole che assieme fanno quasi la superficie dell'Italia. Mi aspetto
un posto molto esotico. Eppure, all'arrivo sento un'aria molto da
vecchia Europa. Dalle Alfa Romeo per strada, al Lavazza al
supermercato, c'e' un atmosfera casalinga. A guardarli, sembrano una
versione bella e atletica dei
Britons. Hanno un accento
irresistibilmente British, che fa
sentire gli Americans come me
culturalmente inferiori. Certo, mi
fa impressione vederne uno ogni
tanto camminare scalzo in pieno
centro città. Il luogo, invece, a
volte ricorda la Northern
California.
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Colline verdi con forme rotonde
che vanno dolcemente su e giu. Le campagne attorno ad Auckland hanno un
che di Mediterraneo. Si beve e si mangia bene. Piccole case vinicole un
po' ovunque, e i giovani trentenni parlano molto di
cibi e vini. Di nuovo, sembra di essere a casa. Loro, invece, si vedono
diversi, strani. Tutti gli isolani che conosco si sentono diversi, ma i
Neozelandesi vivono sull'isola alla fine del mondo. "Se il mondo fosse
piatto", ti dicono, "dopo la Nuova Zelanda si cadrebbe nel
vuoto".
Pensano che chiunque scelga di vivere alla fine del mondo sia matto.
Come se non ci fossero parecchie ragioni per farlo. Felci che sembrano
alberi, spiagge bianche intonse, e un Sav Blanc da brivido.
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