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markt
di vincenzo gallico
(germania) |
Di martedì, di giovedì e di sabato, a Gottinga si fa il markt, il mercato, dalle sei di mattina alle due. Se butta giù pioggia o neve, poco importa; mercato si fa uguale, di martedì, di giovedì e di sabato, dalle sei di mattina alle due, perché anche noi dobbiamo mangiare.
Il sole purtroppo non c’è quasi mai e non è tutto questo spasso vendere il pane con il naso ghiacciato. Però la gente al mercato è ok, e alcuni sono pure di cuore, fra noi che vendiamo e quelli che vengono e comprano. Chiaro, le chiacchiere non riscaldano mica, ma aiutano il tempo a passare.
Costa ad esempio è uno che compra il pane da me. Saranno un paio d’anni che vive quassù, Costa, da quando se n’è venuto via dall’Italia. ‘Sta cosa del mercato gliela ricorda, secondo me, l’Italia. Lo vedo da come si sforza, che a volte non ce la fa per il freddo e se ne sta tutto rinculato e gobbo come se l’avessero gonfiato a legnate. Poi però s’avvicina da me, si prende due ciabattine e va alla bancarella della frutta e verdura, quella di
Gladis, e si compra altre due fesserie, sorridendo.
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E avvolta in una sciarpa che sembra un salame c’è questa donna rotonda e piccina, la
Gladis, che gli regala una mela o due arance, le banane con qualche macchia, i kiwi gialli. O i pomodorini freschi, che Costa li deve assolutamente assaggiare. Anche la Gladis non è mica di qui, anzi lei ne aveva ancora di più di strada per arrivare dalla Bolivia. E avrà il doppio degli anni di Costa, eppure certe occhiate quei due, cose da orbi.
Stamattina però Costa non era da solo, appresso aveva una biondina che gli svolazzava alle spalle, m’ha chiesto quattro ciabatte e la bionda gli ha accarezzato la guancia, poi hanno comprato da
Gladis, doppia porzione oggi, anche da lei, e la Gladis non gli ha regalato nulla.
Poi quando Costa è andato via le ho visto le orecchie fumare, alla Gladis, che potrebbe esser sua madre. E fra le dita nervose spremeva una prugna, la
Gladis, che pareva gocciolasse sangue di fuori.
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