le rubriche

le cronache 
e i giorni

di marina wiesendanger

vengo da berlino

Ero stata a Berlino non molto tempo fa, oddio neanche ieri, la distanza degli anni nella mente è proprio relativa.
Deve essere stato parecchio invece, non avevo il cellulare. Lo so perché, rapiti dalla città, la sera ci eravamo offerti un’opera nel famoso posto da opere di cui naturalmente non ricordo il nome. Il Coso, dice Luca Goldoni.
O l’Opera.
E ho voluto farmi bella con mia madre, telefonandole dal foyer durante l’intervallo per dirle.
Siamo qui a vedere la Fanciulla del West, qui a Berlino, sottinteso va’ che bravi!’ poveretti, dice lei, la più noiosa del Puccini che vi poteva capitare.
Richtig, perbacco. Ci siamo guardati e siamo usciti in strada nella notte berlinese,  finiti poi in un bar metallaro, vive la différence, da paura. Vera paura, non osavo andare alla toilette, che era pure nel cortile al buio.
Mi ricordo, nessuno ammiccava, i baristi con le catene a spunzoni al collo, heavy metal il punk il cuoio nero, non c’era complicità ma esibizione.

Insomma però mi era piaciuta molto la città. Avevo letto debitamente Berlin AlexanderPlatz e ce l’avevo davanti.

Adesso, rivista, ne ho contate due. Strappate e ricucite. Quella glamour è dovuta alla fiera di moda  Bread and Butter, alla sua quinta (quarta?) edizione, che è oggi il top delle fiere. 
Prima ti tiravano dietro gli spazi, adesso non c’è più un buchino.
La fiera è itinerante, l’anno prossimo va a Barcellona e per Berlino sarà una gran perdita.
E’ divisa a pezzi, come la città, la più grande si chiama De D.R., Deutsche Demokratische Republik,  vecchio capannone più agglomerati minori con 3/400 espositori, e lì è veramente come essere a Los Angeles, la sede creativa dei jeans strappati.
Gli americani, tutti là, con influenze asiatiche da pre-invasione, Da Nang il jeans migliore,  ma bene anche i nostri nordici, danesi olandesi belgi ( anche i miei anche i miei!) un ottimo svedese Nude,  quello di cui si dice, ah il jeans più pulito, ah che bei lavaggi!.
(… è proprio vero che ogni tanto non capisco dove sono e cosa faccio.. ) Insomma, stavo vedendo il contro classico, lo street wear, il modo di vestire che non gli importa niente, e neanche a me. Lì a un’ora dal centro e poi in centro al Premium, con il padiglione Tunnel, infilato nella bocca di una metro non finita, e poi un tendone in piazza, e poi il Place Vendome 19 de Carole De Bona, nome Pariser Platz n° 3, ma che tristezza qui,  non un cliente uno. Pauvre la France!

Bella la sera, anche se non ho potuto azzannare una cosa tedesca, pesante e unta come lo stinco di maiale, che volevo.
Trascinata in ristorante italiano, dato il mio buon carattere e la mia capacità di astrazione, mi sono divertita anche se non so cosa ho mangiato. Bene, comunque. Ritrovato quel tipo di bar, diviso in due ma una sola cucina, uno si chiama Trash l’altro Vip. Due musiche diverse che uscivano insieme potenti sulla strada.
Più di tutto mi è piaciuta la festa di Norbert Klauser, anzi lo show room, una casa grande 1.500 mq,  un pezzo le sporgeva sul fiume pieno di luci con tutta la stanza, la veranda i tavoli il party le sedie. 
Una meraviglia! Questo sporgimento lo chiamano erker, io bovindo, parola che, con vasistas, ti fa dubitare che serva sapere le lingue.
Il fatto è che l’avrei portato via.
Mi hanno detto, prego si accomodi, ne abbiamo altre meraviglie così, costo 1.000 euro al metro quadro qui a Berlino centro, massimo 1.500. Mille euro… Fai per dieci e sei a Milano centro centro senza neanche il fiume.
E questa è la notizia più rilevante che ho portato a casa, altro che gli stracci. 
Ho cercato di capire: Berlino, capitale da qualche anno, è la città più indebitata al mondo. Per arredare la No Zone con gli architetti più avveniristici del giro, per mettere i grattacieli dove c’era erba, ha finito i soldi. 
Quindi manca altro oltre ai soldi, ora. Manca la gente. Hanno un’offerta spropositata alla richiesta.
E hanno paura. L’ho capito anche dalle vetrine dei negozi, il giorno prima delle fiere esibivano robetta, l’indomani erano spaziali. 
Il giorno prima, neanche se ti regalavano tutto, il giorno dopo ti si piegava la credit card, a darle retta.

Tornando a Milano dall’aeroporto vedi le solite cose. Le luci che mancano e che ti stringono il cuore,  sempre a ogni ritorno.
Però stavolta, un’aria solida, un’arietta tranquilla e borghesina anche se provincialina che ti rassicura,  lo so perché comincio a parlare con il taxista e gli chiedo, e qui, cos’è successo, com’è andata in questi giorni? E accetto la sequela di lamenti e insoddisfazione che a loro, come italiani e come categoria, gli viene così bene. E non discuto, ma so, l’ho appena visto, che potrebbe essere peggio. 

« indietro   |   indice   |   avanti »