le rubriche

vivere senza ipod

di personalità confusa

Tra Thelonious Monk e il gatto Felix 

Ai malati di languore per un'epoca forse mai trascorsa e quindi mai vissuta consiglierei di procurarsi il primo album di Ruben Gonzales, pianista di ottanta anni e passa che ebbe la fortuna – o la sfortuna, dipende – di debuttare come solista a questa onoranda età soltanto alla fine del Novecento dopo esser stato scovato dal musicista americano Ry Cooder (disse di lui: "il più grande solista che io abbia mai ascoltato, un incrocio cubano tra Thelonious Monk e il Gatto Felix") e portato sui palcoscenici di tutto il mondo da una pellicola cinematografica di tale Wim Wenders, pellicola ove Ruben compare anziano e malvestito al pianoforte, mentre accompagna le prove di un nugolo di bambine mulatte in tutù nell'eco dell'antica sala da ballo in una scuola di danza all'Havana virata seppia.

Consiglierei poi di non sottovalutare l'ironia del titolo dell'album, "Introducing Ruben Gonzales", una battuta che possiamo tradurre con "L'esordio di Ruben Gonzales", ossia di un pianista classe 1919.

L'album è del 1997. In mezzo ci passano la nostalgia e il tempo perduto di un intero secolo.

Consiglierei altresì di stillare la vertigine di ogni singola nota nell'attimo in cui le dita dell'incantatore scivolano sui tasti del pianoforte a coda, e di lasciarsi cullare - o consolare, anche questo dipende - dal languore e dalla classe immensa di questo signore d'altri tempi.

Consiglierei peraltro di ascoltarlo partendo direttamente dalla traccia numero 3, e di mandarlo in loop, come direbbe qualcuno. E dovunque ci si trovi, di immaginarsi seduti su una veranda
affacciata sull'Atlantico aspettando una nave con a bordo qualcuno che non arriva, o se arriva, lo fa sempre in ritardo.

 

Ruben Gonzales, "Introducing Ruben Gonzales" - Wea Nonesuch - 1997.

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