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di tt |
Era atterrito dalle trombe.
Per lui una tromba era come una pistola puntata in direzione del cuore. La paura si attenuava solo se la tromba era accompagnata da altri strumenti. L’orchestra lo proteggeva. Sennonché il giovane e spaventato musicista ha scritto un pezzo formidabile con assolo di tromba, anzi di trombone: ha messo in musica la fine del mondo. Una cosa fantasmagorica. Nella Messa da Morto che non è riuscito a finire perché è morto lui nel mentre. Si trovava alle soglie della morte e s’è sentito in dovere di proseguire il lavoro, pervaso da un terrore cosmico, ma non solo, dal suo terrore personale.
L’ultimo pezzo comincia con questa parola “lacrimosa” e conosciamo il punto esatto dove si è fermato: “homo reus”.
Uomo reo.
L’ultima pagina del manoscritto è la pagina più commovente che mai sia stata tracciata da musicista. La più misteriosa oltre che spaventosa. Dove egli ha lasciato l’impronta diretta della propria morte.
Nelle ultime battute una frase, una serie di note che si protendono fino a uno schianto finale, una caduta.
Homo reus. Poi più niente.
C’è un ulteriore rinvio, nel pensiero, non come musica scritta. Concettuale. Evocato da una rima implicita.
Rimangono solo le tracce dell’azione eseguita in punto di morte. Non il volto.
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Non la musica che ancora aveva in mente.
Noi non sappiamo niente della morte di un uomo.
C’è Mozart, c’è la musica, la penna che cade e il segno che cede, la fine
che non è propriamente una fine ma un richiamo, un ricamo di riflessioni che
affacciano, inducono ad affacciarsi oltre, sul baratro dell’insondabile
altro. Quanto si dipana sotteso nei lunghi racconti del maestro Tiefenbronn
ricostruiti con devozione dal suo giovane discepolo, che ne raccoglie
confidenze memorie e insegnamenti, e la cui gratitudine si sarebbe manifestata
affidata a uno scarno biglietto di poche sommesse righe alla fine di un viaggio
intorno e dentro all’animo umano.
“Stimatissimo e caro maestro! Vorrei tanto ringraziarla per tutto quanto lei
mi ha dato. Attraverso la musica lei mi ha fatto strada su altre direzioni.
Siamo andati più in là. Averla potuta conoscere è stato per me un tempo
nobile fra quanti ne ho avuti in vita”.
Fosse solo arrivato in tempo.
Un dialogo interrotto eppure, sospeso nel silenzio, compiuto.
Giuseppe Curonici, L’interruzione del Parsifal dopo il primo atto
Interlinea, 2002
p. 103, 15 Euro
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