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ho comprato un telefono cellulare
di lella |
Ho comprato un telefono cellulare, nuovo.
Non sono afflitta da cellul(ar)ite, malattia molto nota nel mondo occidentale, esportata con successo da oltreoceano. Inspiegabilmente, i sintomi di questa malattia non si verificano presso determinate popolazioni, specie di paesi quali il Ruanda, il Congo, l’India e il Pakistan. Sottoposti alla somministrazione del telefono cellulare, infatti, costoro lo hanno incomprensibilmente utilizzato barattandolo vilmente con una tanica d’acqua, un antibiotico (peraltro scaduto) e un rene compatibile con quello venduto al mercato nero a 15 dollari.
Secondo altri test, effettuati specialmente in Cina, il telefono è stato somministrato in piccoli pezzi della grandezza di alcuni centimetri, forse per testare la nota attitudine di queste popolazioni al costruire puzzle. Del resto il puzzle quando si è in tanti si fa prima. Così interi container di microchip occidentali sono stati generosamente accumulati nelle vaste valli tibetane diventando oggetto di gioco per i bimbi locali, che orgogliosamente mostrano la loro abilità per quindici ore al giorno nello smontarli e fonderli, e utilmente riutilizzare i materiali contenuti. Nonostante i fumi dovuti alla fusione e lo scarico dei rifiuti nei fiumi siano cancerogeni, non sarebbe giusto privare i bambini di un tale divertimento. Inoltre, si sa che i bambini si accontentano con poco e così, nonostante essi svolgano tale attività utilizzando l’acuta vista e le dita veloci per puro e semplice svago, generosi partner offrono loro la ricompensa di alcuni dollari ogni dieci milioni di microchip scomposti. Altri hanno generosamente proposto, al posto del compenso, alcuni videotelefoni di penultima generazione, due computer portatili e una trota elettronica che nuota per davvero, da utilizzare al posto dei pesci locali, che per il noto istinto kamikaze sempre più spesso vengono ritrovati morti e maleodoranti nei fiumi del posto. Ma a tale proposta le popolazioni locali sono insorte, sostenendo la teoria sobillatoria e insurrezionale che i pesci non sarebbero morti suicidi, ma per le sostanze chimiche presenti nell’acqua, e richiedendo inspiegabilmente indietro i vecchi pesci. I vecchi modelli sono fuori produzione e quindi i locali dovranno accontentarsi, ma saranno ben felici di scoprire che il nuovo modello di trota ha raggiunto dei livelli di perfezione incredibili, con la velocità di tre bolle al secondo e la simulazione di abboccaggio. La richiesta che sia anche commestibile è parsa quindi altamente ingiustificata.
Dicevo, ho comprato un telefono nuovo. Il quale mi permette di:
a) mandare un messaggio a tutto il mondo, e nel frattempo telefonare per avvertire che sto mandando un messaggio, rispondere al messaggio di risposta che tutti mi hanno mandato per confermare di aver letto il mio messaggio, richiamare per avvertire che ho letto il messaggio, e quindi rimandare un messaggio a tutti quelli cui non volevo mandare il primo messaggio, scusandomi di avere le dita troppo grosse rispetto ai tasti. Tutto questo gratuitamente, ché mi hanno dato una scheda telefonica insieme al telefono. Dicono che è prepagata, ma non ho capito prepagata da chi visto che la pago io, valore del cellulare 5€, valore della scheda 120, ma del resto si sa che telefonare costa.
b) Spendere dieci milioni in accessori, perché del resto il fatto che il telefono si retroillumini anche se scarico è ormai retrò, non è alla moda poter individuare il telefono in situazioni di oscurità o semioscurità quali treno in galleria o nebbia bolognese. In quanto trendy, dovrò invece munirmi di apposito mostro plasticoide più grande del cellulare stesso plasmato in varie forme, da ridicolo orsetto, a cornetto, a cassa da morto (utile per evitare furti da parte di scaramantici). I più
à la page oltre ad illuminare mordono, graffiano, compiono gesti sconnessi, dal muovere la manina a grattarsi in angoli reconditi, ed emettono versi in centodieci tonalità modulabili, incluso l’allarme antincendio, il verso dello yeti e il fruscio del panda all’alba tra i bambù. Essi possono essere annessi al corpo del telefono nei modi più attuali, tra cui il collare antifurto, il plebiscito, la missione di pace, l’invasione democratica e un cordino gommoso.
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Per i più poveri restano meno opportunità, in quanto il mostro luminoforo dovrà essere adeguato al modello di cellulare con espedienti di seconda mano.
Un esempio? Il modello Kessler offre una dentiera luminosa da attaccare sul retro con l’apposita pasta, utile per individuare facilmente il telefono al buio ma anche il nonno in caso di errore di utilizzo (anche se il nonno, nel caso, potrà essere facilmente individuato anche con un telefono dual band, sintonizzato sulla rete “pesanti invettive”).
c) inviare messaggi multimediali, catodici, paranormali e spiritici, grazie ai quali posso far manifestare sul cellulare del mio vicino qualsiasi cosa. Dice la televisione: se Gandhi avesse avuto la videochiamata il mondo sarebbe diverso. Ho sentito questa cosa, poi sono andata a dormire. Gandhi mi è apparso in sogno, si rivoltava nella tomba a una velocità pari a quella con cui Lino Banfi parla del suo passato pornocinematografico. Ma poi il sogno è finito, allora mi sono svegliata, ho riacceso la televisione e ho scoperto altri prodigiosi utilizzi di questo mezzo straordinario. C’era una che faceva diciotto spogliarelli davanti alla telecamera del telefono, un altro servizio spiegava che potevi vedere filmati riservati a soli uomini, e poi rivedere tutti i gol della tua squadra preferita (il fatto che la palla non sia distinguibile dai granelli di polvere sullo schermo sono affari tuoi). Questa dimensione culturale ed eterosessista della videochiamata mi era in effetti sfuggita. Per rimediare mi sono ulteriormente informata. Ho scoperto che tutto questo mi costa come parlare con una segreteria giapponese sorda e balbuziente a Tokio, ma questi sono dettagli, in quanto si sa, la tecnologia utile costa.
d) programmare la mia giornata da qui all’anno 2870, in modo da non dimenticare nulla. Mi avvantaggia enormemente memorizzare una riunione di lavoro tra venticinque anni. In tal precisa data verrò avvertita da apposito allarme, che posso scegliere tra duemila possibilità, dalla fanfara dell’Arma a nove tonalità di sbadiglio, dal basso tenorile al
parlamentare-maggioritario-durante-
il-discorso-di-Ciampi. Purtroppo il telefono non può garantirmi che nel frattempo non verrò licenziata, cassaintegrata, trasferita o mobbizzata, che non mi accadano incidenti per i quali non potrò essere presente quel giorno al lavoro, dall’influenza al fuoco amico al gas nervino al latte adulterato, o che ciò non avvenga al mio capo. Ma di sicuro presto la tecnologia risolverà anche questo.
Cos’altro posso desiderare dal magico mondo della telefonia cellulare? Il mio nuovo telefono ha capacità ultraterrene, pesa meno di un biscotto e non è più grande di una polpetta. Infatti il mio cane lo ha già ingoiato due volte e non voglio scendere nel dettaglio sulle modalità di recupero, ma del resto poverino, si annoia tutto il giorno. Prima lo portavo a fare la passeggiata alla sera, ora grazie al nuovo telefono mi basta scattare cinquecento foto alla strada, all’aiuola e all’albero dove faceva la pipì, poi gliele faccio vedere, così anche lui può godere dell’utilizzo di questo meraviglioso strumento. Infatti non capisco ancora perché ultimamente ringhi e tenti di azzannarmi la mano ogni volta che gioco con uno dei mille serpentoni in dotazione con il cellulare, dal boa alla vipera nostrana. E’ il mio sport preferito, lo pratico in quei momenti che prima sprecavo a portarlo fuori. Solo una cosa, di questo nuovo telefono, mi inquieta vagamente. Il vecchio modello potevi zittirlo, c’era una funzione si chiamava “modalità silenziosa”. Così in momenti di particolare importanza, quali richiesta di matrimonio o ammissioni di corna, potevi essere certo che nessun maledetto squillo sarebbe pervenuto alle tue orecchie. Ora no. La modalità silenziosa è rimasta, ma non c’è nessun modo di eliminare la suoneria. O emetterà una vibrazione calibro trapano punta 9, o impesterà l’aere col suo verso angelico, a bassa emissione ma comunque udibile. Nel caso voglia restare in silenzio, mi toccherà spegnerlo. Purtroppo spegnerlo è alquanto fuori moda. Che fare?
Mi toccherà comprarne uno nuovo.
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