contrAppunti

l'urlo del guerriero

di lareginapigra

Aspettavano, Ennio lo sapeva.
Si toccò i capelli e i ricci si schiusero sotto le dita. Fece un passo verso quella cosa.
Non notò quegli occhi tristi farsi increduli, poi imploranti, poi disperati. Ennio percepiva solo la paura che quell'essere traspirava e ciò che avrebbe significato, se si fosse lasciato ingannare dalla pietà. Sarebbe tornato a essere nessuno e non poteva permettere una cosa del genere.
Urlò, quando le sferrò il primo pugno. Dritto in faccia.
E continuò ad urlare per tutto il tempo, sino a che quella cosa non gli si afflosciò tra le braccia come una bambola di pezza.


C'era stato un tempo in cui Ennio aveva ascoltato musica dai suoi inseparabili auricolari ciondolando in piedi, sulla metropolitana, quella delle otto, che straripava di studenti, lavoratori, pendolari. Il concentrato della gente normale.
Percorreva sei giorni la settimana il tragitto da casa alla scuola, come in trance. Si ritrovava davanti all'istituto che frequentava e ogni volta si stupiva di esserci arrivato.
Quella mattina i suoi compagni sostavano poco distanti dall'entrata principale. Mentre li raggiungeva aveva spento il suo walkman.
"Ehi, Ennio. Ciao" lo aveva accolto Luca, con la sua voce profonda.
"Ciao, ragazzi. Luca, Gio... Marco" disse lui passandoli in rassegna con gli occhi.
"Visto che bella, la scazzottata allo stadio, eh?" Da una mano all'altra Luca si passava un mazzo di chiavi.
"Sì. L'ho sentito alla TV" rispose Ennio distratto.
"Che sfiga, potevo esserci anch'io" intervenne Gio "ma con la storia della diffida non posso muovermi da casa. Devo passarmi tutto il pomeriggio coi caramba ... che stronzata!" e diede un calcio ad una lattina accartocciata.
I ragazzi seguirono in silenzio la traiettoria del lancio. La lattina rotolò sferragliando qualche metro più in là.
"Quand'è che ti deciderai a diventare uno di noi, Ennio?" sibilò Marco, secco.

La campanella per l'inizio delle lezioni trillò. Un taglio netto al silenzio. I ragazzi attorno a loro avevano cominciato a muoversi. Ognuno sarebbe entrato nella propria classe, avrebbe preso il proprio posto e avrebbe aspettato. Aspettato e aspettato.

Luca e Gio si avviarono all’entrata. Ennio li seguiva qualche passo dietro.
"Domani sera, nella Baracca". Marco aveva agguantato di soppiatto il suo braccio e le parole sganciate dalle labbra erano state vento gelido nelle sue orecchie. "Nella Baracca," ripeté ruvido "a mezzanotte."
E nella Baracca, un vecchio casolare abbandonato fuori città, Ennio ci era andato.
Si era trovato in un grande stanzone annegato nella penombra, con altre facce lunari, pallide come la sua. Persone che stavano sedute, ordinate e perfette come le caselle di una scacchiera. Buco nero, faccia bianca, buco nero, faccia bianca.
Aspettavano.
Ennio si sentiva improvvisamente quieto, stava bene. Aveva avvertito crescergli dentro una straordinaria, magica consapevolezza. Qualcosa che con le sole parole risultava difficile spiegare. Forse essere abbracciati dal mondo poteva dare la stessa sensazione.
Una porta sbattuta e un mugolio lamentoso avevano interrotto la calma. Parevano provenire dal fondo della stanza.
Nella figura che ora stava davanti a tutti loro, Ennio riconobbe Marco. 
"Conoscete le notti come questa. Conoscete ogni cosa". Iniziò a scandire con quella sua potente voce. "Nessuno stendardo, nessun distintivo. Solo l'uomo senza coraggio ha bisogno di simboli."
Marco aveva invitato Ennio ad alzarsi con un gesto della mano. "Sei qui per tua libera scelta?"
"Sì" aveva risposto senza esitazioni. Aveva poi udito dei passi e il lamento gli era sembrato vicinissimo. Nessun altro sembrava prestare attenzione a quei suoni.
"Ti chiedo una sola cosa per noi" continuò Marco. "Sei disposto ad eliminare questo rifiuto?"
Un fascio di luce aveva illuminato il volto di una donna. Marco puntava la torcia nella sua direzione mentre fissava l'enorme faccia della notte davanti a sé.
"E' una vecchia stracciona. Una perditempo."
"Non serve a niente. E' sporca e basta."
Ennio aveva riconosciuto le voci di Luca e di Gio.
Il cerchio luminoso della pila gli aveva inondato la faccia, disorientandolo. Poi il buio e il silenzio erano tornati.
"E ora" ordinava Marco "fa' la tua scelta."

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