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le risposte del mare
di stillpoint |
Talvolta il mare parla, esprimendo concetti articolati, messaggi di senso compiuto.
Il mare delle isole greche parla da millenni, certi giorni canta accompagnato dai suoni che il meltemi produce sfiorando le funi e gli alberi delle navi al riparo in porti e rade.
Ghiorgos lo ascoltava sempre molto attentamente in barca durante le notti di pesca, suo unico sostentamento. Dopo aver srotolato metri e metri di lenza, e guardato affondare centinaia di ami innescati con pezzi di sarda, si concedeva un piccolo tempo in cui immaginare le parole del mare in risposta alla sua solita domanda, meglio restare qui al sicuro e con poche prospettive o partire, per cercare fortuna altrove?
Per lui il mare non dispensava solo la vita, diceva cose, dava risposte, ma si doveva essere attenti, bisognava meritarlo, guadagnare la sua fiducia, conoscerlo a fondo. Le ore trascorse ogni notte in barca richiedevano poi riposo e lavoro a terra, il mare è fatica per chi ci vive, mentre agli occhi di un villeggiante estivo è solo una festa ininterrotta.
La mattina che la vide scendere dal traghetto inondava di sole il porto, il riverbero non consentiva a nessuno di guardarla negli occhi, evidente ed agitata come una ginestra fiorita sul ciglio di una strada. I bagagli pesanti non le impedivano di camminare elegante tra i turisti che arrivavano, sudati, eccitati. Spigliata ed esile, sbarcava vestita di incoscienza, leggera come i ragazzi quando escono al pomeriggio dopo aver fatto tutti i compiti.
I giorni delle sue vacanze trascorsero veloci, tra la spiaggia e il cafenion alla sera, si conobbero davanti ad un
caffè greco, il pescatore la vide impacciata e spiegò con calma ed in inglese che il
caffè ha bisogno di tempo, al contrario dell'espresso da buttar giù in pochi, rapidi sorsi o al
caffè americano da portare con sé mentre si lavora.
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Il caffè greco vuole pace, tempo e quiete, la polvere fine decanta sul fondo della tazzina mentre si parla, si gioca, si guarda il sole che scende piano.
S'innamorarono come è giusto che fosse, ma venne presto il tempo di ripartire, la fine delle vacanze. Un buon motivo per andare via con lei, un buon quesito da porre al mare che rispose quella notte con la pesca più fruttuosa di cui l'avesse mai gratificato.
Conobbi Ghiorgos anni dopo, durante le mie ferie estive e non sapevo niente del mare che parla. Una volta mi portò a pescare con lui e m'insegnò ad ascoltare, a slamare il pescato, a distinguere il pesce pregiato da quello da zuppa. Lei l'avrebbe preparata il giorno dopo nella loro piccola taverna bianca con le finestre azzurre, gatti e tavolini sotto un pergolato fresco dove stare in pace, aspettando con calma il tramonto, lasciando decantare la polvere fine di un
caffè greco.
Io? Sono solo un uomo di città poco avvezzo ad ascoltare chicchessia, impigliato negli eventi come un moscone tra le tende.
Qualche giorno fa ad Ostia, dopo pranzo, sono rimasto a guardare il mare dalla riva, ad oscillare insieme, onda dopo onda, con un'espressione perplessa sul viso forse dovuta a domande ricorrenti: quando arriva l'estate? verrà mai pubblicato un mio racconto? la digerirò la pasta con le cozze?
Un'onda più lunga delle altre è arrivata fino ai miei piedi, e con i calzini fradici e le estremità ghiacciate sono tornato confuso al bar del ristorante, per cercare conforto in un
caffè con la sambuca.
Quando parla, il mare esprime concetti articolati, messaggi di senso compiuto, certe volte però è difficile capire.
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