contrAppunti

ombre in carriera

di ethico

Notte a Milano. La finestra socchiusa spiffera silenzio.
Giordano è al centro della stanza, sprofondato nella vecchia poltrona. Da un mese, ogni sera, la scena si ripete: appoggia i piedi sulla scrivania e scrive con word sull’ibook, tenendolo sulla pancia. Un faretto penzola rovesciato; ogni battuta, tremule luci colpiscono la libreria dei ricordi.
Giordano cerca ispirazione, così fissa la crepa preferita, quella del muro portante. A volte sente le voci, proprio come adesso. Lo chiamano, ma lui lo sa, non c’è mai nessuno. Verranno da fuori, pensa…è solo immaginazione, si ripete. Meglio chiudere quello spiraglio sulla città. Soffia forte, alimenta il falò dei pensieri.

Suo padre Mario può essere fiero di lui. Del piccolo Giò. Al Corriere nessuno si è mostrato sorpreso della scelta del Presidente: lo ha nominato Vice Direttore e ora Giò è lì che stende la bozza dell’editoriale. Ha superato vari ostacoli, ma è giovane e già conosce il successo.
All’improvviso la voce chiama ancora, e di nuovo, e tre volte. Questa volta Giordano è sicuro! Attorno a lui non c’è nessuno, forse in strada? 
Quando si volta, la vede. La sua ombra, deforme, danza nel cono di luce che il faretto proietta sulla libreria. S’allunga sinuosa a sfiorare il soffitto, si muove di vita propria. E tutto torna alla mente.

- Avanti ombra, che vuoi ancora? – Giò prende fiato, si sente soffocare. - Vieni avanti! 
- Non ti ricordi? – L’ombra sussurra, la sente in testa. - Devi dirlo tre volte…  
- Avanti, dunque. Il patto è già stato siglato! 
- Lo so. Sono qui per farlo rispettare…  
- Ombra, non ti voglio parlare. Ora sono tuo prigioniero? 
- Eri libero quando hai scelto! 
- Quindi le buone notizie sono finite… 
- Hai già goduto i tuoi piccoli frutti!  
- Eppure non sono né più forte né più vicino all’infinito! 
- Ma il tuo tempo è esaurito… 
- Ho solo 33 anni! 
- Sai che non c’entra. Quel che io ti darò, nessuno lo ha mai visto! 
- E che vuoi dare tu, ombra? Un cibo che non ingrassa? Una ricchezza che non finisce? 
- Vuoi saperlo?  
- Lo voglio! 
- Allora seguimi… 

Alveare di vespe nervose, tormento delle notti lente, quelle intrise di pensieri. I ricordi son ronzanti punture nell’anima.
Da ragazzino, in Sardegna, Giò aveva rischiato di morire mentre s’immergeva a 6 metri, in apnea. I medici avevano detto che era entrato in un leggero coma: per un tempo immobile la vita era stata lontana, le preghiere al cielo, dilatate. E talvolta accade che il pensiero mistico sia libero, che sopra e sotto siano gemelli siamesi. Così Giò aveva sempre interpretato quegli avvenimenti come visioni, determinate da mancanza d’ossigeno, da una risalita in superficie troppo rapida…

Rumori ovattati salgono dalla strada, s’avvinghiano a scarni raggi di luce, figli di un sole freddo. Giordano si risveglia che la pendola ne batte dodici. Mezzogiorno in punto. Ha dormito lì, in poltrona, come al solito. La schiena è rotta e la testa pulsa. Ha bevuto? Calma. Si trascina in doccia, abiti puliti e via di casa. L’aria è fresca, l’atmosfera tersa. 

Due nuove, piccole, lucide corna s’innalzano dalla sua fronte per 6 cm. Stasera al circolo lo noteranno tutti. Le gambe seguono una piacevole linea curva. I peli del petto sembrano crine, ha zoccoli ambrati nascosti negli stivali e artigli retrattili al posto delle unghie. Solo gli occhi non sono di suo gusto. Il colore vermiglio non gli dona, ricorda quel personaggio delle favole rumene e Giordano in fondo si sente di Milano, quantomeno d’adozione. Non è un problema, bastano due lenti a contatto turchine.
Il patto è onorato, la carriera gli sorride…

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