la monografia - n. 3   l'Altrove

la ragazza indolore

di edi

Salendo sulla corriera, la Ragazza Indolore sceglie sempre una fila con due posti liberi. In questo modo può rovesciare sul sedile vuoto la paccottiglia di cibarie, cappotto, sciarpa, guanti, riviste e zainetto che porta con sé da un angolo all’altro di un’isola a forma di triangolo scaleno (o di sandwich rosicchiato, a seconda dell’ora della giornata). Questa è la sua zavorra, bisaccia mitologica in cui riporre un religioso disordine. Preferisce far viaggiare per chilometri il solito pettine piuttosto che comprarne due, l’uno da lasciare a Casa e l’altro da riporre nel comodino di casa, in quanto la Ragazza Indolore confonde le entità: scambia Casa con casa, ed è tutto uno splendido caos di quotidianità sovrapposte. Non si meraviglia che lo stesso lembo di costa ospiti centinaia di agavi color verde pisello surgelato, un paio di autorimesse, due o tre cacate di mucca, il mare che lambisce l’autostrada e molti cumuli di terra nera. La Ragazza Indolore non riesce a distinguere i confini, forse perché è troppo concentrata sulle similarità piuttosto che sulle differenze, si tratti di luoghi o di esseri umani; del resto lei è decisamente miope, così miope che quando toglie gli occhiali ogni cosa scolora, luccica e vortica in un girotondo di contorni sfocati. 
La prostituta colombiana seduta due file più in là emana un profumo dozzinale che sotterra le preoccupazioni. Ha le unghie smaltate di rosa confetto, confetto di battesimo rigorosamente per bambina; sprigiona un’insolita aura di pulizia e tende ricamate a mano, filet della nonna di Caracas, se è vero che anche le nonne di Caracas conoscono il filet. L’ingegnere viaggia mesto e mogio all’andata, mogio e mesto al ritorno, sale al primo casello e scende all’altro casello. La Ragazza Indolore sospetta che costui abiti in realtà nella casupola della società autostrade, quella che si trova dietro il finto boschetto di conifere del Punto Automobilisti Infelici. Un bel giorno l’ingegnere e la prostituta scendono insieme al Punto Automobilisti Infelici: lei riempie per due o tre ore il suo complesso edipico e lui le promette di sposarla, giura che vivranno felici e contenti, viaggiando insieme e tenendosi per mano dentro il bus. La Ragazza Indolore ricorda bene il giorno in cui l’hanno ammazzata; la polizia ronzava come uno sciame d’api intorno al boschetto di conifere e le scarpe bianche di lei stavano quiete lì, compostamente riposte accanto all’ambulanza. Ricorda anche di essersi tolta gli occhiali lasciando che ogni cosa scolorasse, luccicasse e vorticasse in un girotondo di contorni sfocati.
La Ragazza Indolore ha individuato – nonostante la miopia – alcune informazioni essenziali. Ci sono tredici gallerie, così urla al telefono il signore lamentoso che va a curarsi in città, tutte situate in una sola metà del viaggio! Poi c’è il Punto Centrale, il confine preciso tra casa e Casa, un paese brutto che si osserva dall’alto del viadotto e viene subito voglia di dire: “sto già arrivando”, in qualsiasi direzione si viaggi. La Ragazza Indolore sa che in quel luogo vi è la Cura per Tutti i Mali del Mondo, eppure la lascia sedimentare sotto il peso dei ricordi, sotto le tonnellate di petali rosa che si staccano dagli alberi, sotto le pozzanghere in cui ci si specchia ad ottobre, sotto la pioggia che cade incessante per quarantotto ore e avvolge di schiuma impalpabile tutta la città, tutt’e due le città. Perché ognuno ha due cuori, e non è detto che siano entrambi puri. 
C’è un incidente tra l’undicesima e la tredicesima galleria: la corriera rimane bloccata per tre ore perché si è ribaltato un camion di verdura e l’autostrada è tutta macchiata di sugo rosso, rosso di rape e rosso di pomodori, così che passando accanto al luogo del sinistro si può assistere al grand guignol delle primizie. La Signora Pendolare deve fare la pipì, lamentandosi prima sommessamente e dopo a gran voce che la sua vescica non regge, che tra poco scoppia, che sta male. Così tre giovani donne la sollevano di peso e la trascinano fuori, aiutandola a scavalcare il guard rail e ad addentrarsi nei cespugli; cercano di farle scudo col proprio corpo, ma la signora è ugualmente larghissima e altissima e visibilissima, così finisce per pisciare pubblicamente di fronte a sei chilometri di coda e innumerevoli esseri umani che - per fortuna – quel mattino si fanno gli affari propri, non badando alla grande Signora Pendolare che annaffia pubblicamente i cespugli.
La Ragazza Indolore ha il suo modo efficace di superare l’impasse. Tra cinque giorni esatti farà il medesimo percorso al contrario, con la montagna bofonchiante alle spalle e il mare piatto sulla destra; penserà al grigio scuro dei palazzi, a come sudano le strade lastricate durante i primi giorni di tepore estivo. Toglierà gli occhiali ed ogni cosa scolorerà, luccicherà, vorticherà ancora.

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