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sempre un po’ più in là
di marquant |
C’è chi le canzoni le chiama pezzi.
C’è chi l’amore lo fa per
noia. Io no, per non fare confusione.
Io ti darò di più. Perché i pezzi sono ciò che io conservo, delle canzoni.
Le strade vuote, deserte sempre più. Strofe, rime, ritornelli.
Vedo le facce passare, sotto la luce chiara del lampione. Ogni frase un frammento.
Polvere, troppi ricordi, è meglio esser sordi.
Di un mosaico mai capito per intero.
Qualcuno, qui, si ricorda di Vera Lynn? Sempre le stesse, le canzoni.
Mai una povera illusione, un pensiero banale, qualcosa che rimane. Da una vita, ascolto sempre le stesse.
È stata tua la colpa, e adesso che vuoi. In attesa di qualcosa di diverso.
Lo stupore della notte, spalancata sul mar. Di meglio.
Si potrebbe trattare di bisogno d’amore, meglio non dire. Di definitivamente.
Vorrei che fossi qui. Le riascolto a caso, le canzoni.
Amo Parigi in primavera. E a caso ricompongo il rompicapo.
È passato un anno da quando ha scritto il mio messaggio.
Uso solo i pezzi che mi servono.
Chiudi gli occhi, e pensa a me. Cerco solo le risposte che mi piacciono.
I pesci saltano, il cotone è alto.
E non è detto che s’incastrino, tanto, nessuna mi soddisfa.
Odio l’estate, il sole che ogni giorno ci scaldava.
Le traduco a modo mio.
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Sono un verme, uno strano. Le reinvento, se mi serve. Non amarmi perché vivo a Londra.
Perché credere, è quello che mi serve. Immagina che non ci sia il paradiso.
Credere che domani sia di più. È un mondo meraviglioso. Credere
che il giorno, quando arriverà, saprò riconoscerlo, perché è proprio come
me l’ero immaginato. Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano. E non
fa niente se è sempre un po’ più in là, e se ormai faccio fatica anche a
vederlo. La comprensione che non so trovare in questo mondo stupido.
Distante, sfocato, forse neanche necessario. Quello che mi dispiace è quel
che imparo adesso, ognuno pensa solo a se stesso. Però continuo a
inseguirlo, oppure ad aspettarlo, a volte per inerzia, perché è così che
deve andare. E continuo a volare felice più in alto del sole ed ancora più
su. A volte per rabbia, perché insomma, prima o poi è a me che toccherà.
Quando già credevo di esserci riuscito, son caduto. E intanto ascolto.
Anzi, riascolto. E m’immagino a occhi chiusi qualche cosa che non c’è, ma
ormai so dov’è. Non so dirti come e quando, ma vedrai che cambierà.
Sempre un po’ più in là. Da qualche parte, oltre l’arcobaleno.
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