la monografia - n. 3   l'Altrove

koan e la più bella storia d'amore

di paolo della sala

C’era nei tempi oscuri uno splendido impero, appeso alle falde di sconosciuti monti cinesi. Il vecchio imperatore era morto e al suo posto era salito al trono l’unico figlio. Era un giovane, bello e ambizioso come Alessandro il Grande: si dedicò all’arte della guerra per rendere le sue terre sempre più ricche e fiorenti. Ogni volta che la ruota dell’anno girava, rivolto ai cartografi di corte, puntava il dito su una regione a caso chiedendo: - Questa terra è mia? -, e se gli rispondevano di no, lui ordinava di conquistarla.
Quando non ci furono più terre da conquistare, l’imperatore si vide solo e sentì il bisogno di amare una moglie. Chiese un parere al suo consigliere, e costui rispose: - In una lontana provincia, da poco conquistata dal tuo esercito, vive una bellissima donna, figlia di un nobile re morto per il dolore di essere stato vinto dal tuo esercito. Nessuno dei nostri ufficiali è riuscito a conquistare il suo cuore. Ma tutti hanno ascoltato le sue parole, e tutti dicono che lei scrive le storie più belle che hanno udito: nessun altro studioso o scrittore nel tuo impero può pensare di raggiungerla e sfidarla. Perciò vai da lei, guardala negli occhi e nel cuore, ma – continuò il Consigliere -, se vuoi conquistarla, devi servirti come arma della sua stessa penna.

Il re si affidò al suggerimento e partì con la sua scorta verso quella lontana provincia. Quando arrivò aveva perso quasi la speranza di tornare indietro e abbandonato il conto della ruota degli anni. La regione era immiserita, i soldati imperiali invecchiati, magri, i campi erano abbandonati e gli alberi non avevano fiori.
L’imperatore chiese a un vecchio lebbroso, seduto a un lato della strada, perché il paese si era ridotto in quelle condizioni. Il lebbroso sorrise dietro il suo velo e disse: - E’ colpa della bella Koan. -
- Chi è questa donna? -
- Era la figlia del nostro re, quando venimmo sconfitti da uomini che nessuno di noi conosceva, e che non capivano le nostre parole. I soldati morirono senza sapere perché erano stati attaccati. Il vecchio re, diventato tributario del nemico, non riusciva più ad amministrare le terre. Non era addolorato dalla sconfitta, quanto dal non aver potuto sapere perché era stato considerato nemico dai soldati stranieri.
Chiamò sua figlia, che descriveva la vita con la sapienza di un’ape attorno al fiore. Prese una pergamena e una penna, scrisse la parola Perché?, e consegnò lo scritto a Koan.
Lei iniziò a scrivere, ma ogni giorno che passava dietro le montagne trovava il re sempre più simile a come vedi me adesso. Koan non riuscì a rispondere alla domanda del padre e questi morì per mancanza di risposte, come ognuno di noi, mio signore.-
Il grande imperatore rimase colpito dal racconto del vecchio e pianse i suoi anni nel segreto della portantina. Poi si fece portare alle porte della città e disse ai soldati di aspettarlo nascosti. 
Prese l’abito di un servitore e varcò il confine della città. Scoprì che la bella Koan viveva in una piccola casa vicino al fiume, lontana dalla reggia dove vivevano i soldati della guarnigione imperiale. La casa era circondata da un frutteto diradato ma ancora vitale. Molti viaggiatori arrivavano fin lì dalle sorgenti del mare o dai deserti infuocati per trovare le parole che la donna scriveva. L’imperatore si nascose dietro un albero e aspettò che Koan scendesse in giardino a scrivere. Lei arrivò mentre il sole si liberava dell’erba bagnata sgusciando nell’aria. L’imperatore le si fece incontro e, senza rivelarle il suo nome, disse: - Io sono l’unico uomo su questa terra che può spiegarti Perché -. Koan lo guardò con un sorriso amaro e lui la vide bella come una nascita. Gli chiese: - Cosa vuoi da me? - L’imperatore, cercando di spiegarsi a gesti e con parole semplici (anche se lei conosceva la sua lingua e ogni lingua dei viaggiatori che venivano a trovarla), le spiegò che suo figlio stava per andare (bontà della sorte) sposo di una giovane dignitaria di corte, e come dono di matrimonio – non possedendo né oro né terre - voleva presentare la più bella storia d’amore, per poterla recitare al banchetto nuziale. Solo così la sua famiglia sarebbe stata apprezzata e non sarebbe rimasta vedova di ricchezze e onori.
Lei chiese: - …E tu saprai davvero rivelarmi Perché? -. Il finto servitore giurò. Allora Koan gli disse di tornare all’ora del tramonto, e lo licenziò.
Rimasta sola, ordinò di non essere disturbata per tutta la durata del giorno. Poi cominciò a disegnare parole su un grande foglio di carta di pergamena. Passò l’intera mattinata a scrivere, e l’intero pomeriggio a correggere e riscrivere le parole.

Il sole stava per tramontare, quando il servo-imperatore si presentò di nuovo nel giardino di Koan. La vide circondata da lacrime mentre attorno a lei aleggiavano come farfalle miriadi di parole. Lei gli andò incontro con un foglio in mano. Anche l’imperatore aveva una pergamena. Koan lo guardò tremando di una paura senza nome e disse: - Ho scritto per tutta la mattina, e per tutto il pomeriggio ho tolto le parole che erano superflue. Prima una poi l’altra sono cadute come foglie, ma questa è davvero la più bella storia d’amore - e porse il foglio. L’imperatore lo prese e lesse: sul foglio increspato v’era scritta la sola parola – TU -.

La guardò e la vide bella. Koan chiese all’imperatore cosa aveva scritto, lui porse in silenzio la pergamena sulla quale v’era il sigillo imperiale e una sola parola: – IO -. 

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