la monografia - n. 3   l'Altrove

non sono qui

di scia

Non sono io questo.
Non e’ possibile. A me non succede. Sono fermo e sicuro, non crollo mai, non può succedermi nulla. 
Piano, devo solo respirare piano e passerà. Questione di un attimo. Ecco, piano. Devo semplicemente riempire i polmoni d’aria, lentamente. Ancora. E ancora. 
E la vena sul collo finirà di saltare, finirà di battere il cuore nella gola. 
Piano, piano. Io non tremo mai, e non voglio sentire questi brividi addosso. 
Sono in mezzo a una strada, cosa combino?
E’ fastidioso il ronzio, i rumori arrivano ovattati, come avessero un’eco. 
Va bene, basta respirare lentamente.
Le mani non devono tremare, che cosa si muovono a fare in questo modo? Non e’ nulla. 
Non era mai capitato prima, ma non significa niente. 
Il corpo per ora è mio, e intendo governarlo; se pensa di farmi crollare…
Allora? Posso ancora muovermi? Riesco a camminare? Ad andare avanti?
Ma dove sono? Dove sto andando?
Ecco, ricomincia a tremare il cuore. E il sangue scorre talmente veloce che posso sentirne il rumore, il veloce sibilo.
Devo calmarmi, non è niente.
Adesso mi guardo bene tutto attorno, capisco al volo dove sono e cosa stavo facendo. 
E’ un attimo, soltanto un attimo.
Devo solo continuare a trattenere le contrazioni dello stomaco. E respirare piano.
Non c’è fretta. Non va ancora meglio, ma lo farà.
Perché mi sto seccando. Se non riesco a controllarmi, mi saltano i nervi. E adesso non devono, non possono.
Che cazzo ci faccio io qui? Che cosa sta succedendo?
Tornavo a casa? Sì? No? 
Non riconosco la strada. Non capisco come sono arrivato qui.
E adesso? 
Non riesco più a controllare il respiro. E neanche il mio tremore.
A me non succedono queste cose, non è possibile.
Voglio che si interrompa il film, adesso.
Ma anche se chiudo e riapro gli occhi, niente.
La mia testa gira vorticosamente. Il senso di nausea è un pugno chiuso che stringe qui dentro. E provare a fermare il mondo trattenendo la testa con le mani non serve. 
Io non sono questo, non è vero.
Non è vero.
E più sale questa rabbia, più si mischia alla nausea e al terrore che sto provando, più il nodo in gola stringe.
Ma io non piango mai. Non facciamo scherzi, qui, in mezzo a una strada che non riconosco. 
Fitte alle tempie, forti, due coltelli che passano. Sferzano.
Troppo. E’ tutto troppo.
Intravedo a poca distanza da me una targa, adesso guardo il nome della via. E poi chiamo Lei. Non vorrei, ma non so cos’altro fare.
Il muro, ecco, mi appoggio al muro. Mi sento vuoto e stanco come se non avessi dormito per anni. Fuori luogo e fuori tempo, come se fossi stato catapultato in un'altra dimensione. Ma basta respirare piano, piano, così passa.
Il cellulare, ora La chiamo. Tanto io resisto, a me queste cose non succedono mai. Me lo hanno detto che può capitare, ma … 
A me no, non è possibile.
Scusa, mi dispiace, non volevo rompere. No, non ho niente, non ti preoccupare. Ma no, la voce non è… no, dai, lasciami spiegare. E’ che mi gira un po’ la testa, non è grave. Davvero, non so spiegarti. Lo so, sto facendo fatica a parlare, scusa. E’ che ho nausea, faccio fatica a dirti… Davvero, è che non so. Qui c’e’ scritto ‘Via Carlo Borromeo’, non so perché ci sono. Non ricordo.
Mi dispiace, mi dispiace. Davvero… Mi calmo, massì, tranquilla, mi calmo. Come, arrivi subito? Sì, dai, non c’è fretta. Resisto. Sotto casa? Come sotto casa? Che cazzo stai dicendo che sono sotto casa? E finiscila una buona volta, figurati se sto piangendo, non sto così male ti dico. Sono incazzato, sono avvilito. Lo credo bene. Ma che cazzo ne so cosa mi è preso, non ricordo niente. Tutto qui. Sì, va bene, stai scendendo. Occhei, dai, fra due minuti sei qui, ho capito. E’ una figura di merda. No che non la smetto. Mi urta i nervi questa cosa, non hai idea quanto. E’ che non capisco, non capisco. Che sta succedendo? Dimmi, cosa mi succede?
Cerco di non parlare oltre, di fermare il veleno che sento dentro. Di respirare piano, ancora, posso farcela. Io non crollo mai e sono calmo. Lo so che so essere di pietra, a me queste cose non succedono. Calmissimo, anche se la testa sta andando via, anche se vedo la strada che muove. E i contorni delle cose sfuocati.
Ma sei arrivata.
Le tue braccia mi hanno raggiunto, le sento che si infilano sotto al cappotto per sorreggermi, per legarmi stretto.
No, non è niente, dai… passerà anche questa. E che ne so perché è successo? Non riconosco la strada, no, non ricordo che il portone è lì dietro l’angolo. Dai, dimmi che non è vero. 
Non lo voglio sapere, accompagnami e basta.
No, non voglio sfogarmi, finiscila di abbracciarmi in questo modo. Perché mi tagli le gambe, molto più della nausea e del dolore fisico. Non voglio essere consolato.
E non è vero che sto piangendo. Quella sei tu.

« indietro   |   indice   |   avanti »