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rubri maris
di gilgamesh |
Johann Jacob Hoffman nella sua
"Historia Sacra et Profana Omnis Aevi" del 1698, racconta come nella seconda metà del '500, sulla “rotta dei monsoni”, uno stesso marinaio avesse salvato più volte il brigantino "Amantea", e in seguito il mercantile "Primera" e altre navi, preavvisando di possibili attacchi pirati, piuttosto frequenti all'epoca, scomparendo misteriosamente subito dopo, finendo per diventare una leggenda tra i naviganti.
Respirava l'odore dei marosi e della salsedine, socchiudendo gli occhi stringeva le palpebre per difenderli dai riflessi abbaglianti sul mare di cristallo.
Era a torso nudo, vestito solo d'un paio di corti calzoni azzurri che terminavano poco sotto il ginocchio, stretti in vita da una fascia di lino giallo. Le spalle abbronzate, sulle quali ricadeva una cascata di riccioli bruni, erano larghe e robuste, formando in qualche modo un contrasto con la vita stretta e le gambe lunghe e snelle.
- Ehilà - risuonò una voce alle sue spalle. Si voltò, scuotendo nel farlo la criniera riccia e rivelando due occhi neri dallo sguardo acuto e dal peculiare brillìo.
L'uomo che l'aveva apostrofato era basso e tarchiato, riccamente vestito e con qualcosa di più che un accenno di doppio mento.
- Dovremmo essere in vista della terra, ormai - argomentò il mercante agitando la pipa.
L'uomo bruno sorrise, rivelando una doppia fila di denti bianchissimi; fece un gesto vago con la mano, come a dire che mancava poco e si voltò nuovamente ad osservare il mare.
- Pensavo questa nave fosse più veloce - bofonchiò ancora il nuovo arrivato, prima di voltarsi e ritornare verso il cassero con passo reso incerto dal rollio.
Il marinaio lo guardò di sottecchi e sorrise ancora, ma era un sorriso che non arrivava agli occhi. Afferrò una cima e si issò su un pennone a forza di braccia, e da là salì agilmente fino alla coffa, in cima all'albero di mezzana.
La nave sulla quale viaggiavano era uno scafo agile, un brigantino armato a ketch, il predecessore dei clipper che avrebbero solcato quelle stesse acque di lì a qualche decennio, percorrendo la rotta delle spezie.
La rotta che seguivano dalle coste egiziane attraversava il Mar Rosso, e dallo Yemen tagliava attraverso l'Oceano Indiano, fino al porto di Karachi, che era la loro meta, sfruttando i monsoni all'andata e al ritorno.
L'equipaggio era formato da una ventina di persone, e trasportavano una dozzina di passeggeri, quasi tutti mercanti, e le loro mercanzie.
Il capitano era un olandese segaligno, assistito da due ufficiali, un maltese e un greco cipriota, e da un burbero nostromo scozzese; il resto della ciurma era composto da uomini di varie nazionalità: alcuni italiani e pochi spagnoli, qualche indiano, diversi arabi, soprattutto tra i mozzi.
Nessuno sapeva quale fosse la vera nazionalità dell'uomo bruno; parlava assai poco, e quando lo faceva si esprimeva indifferentemente in una qualunque delle lingue parlate a bordo, con l'identica naturalezza.
Alcuni supponevano fosse turco, altri persiano o armeno, ma nessuno poteva dirlo con certezza. Tutti lo chiamavano semplicemente Adel perchè così lui s'era riferito a se stesso una volta, parlando col nostromo.
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Quando ridiscese in coperta, saltò agilmente sull'impiantito di legno dirigendosi verso la
timoneria.
- Un vascello all'orizzonte - disse al nocchiero, un egiziano tranquillo e flemmatico - ci viene incontro, è ancora troppo lontano per capire cosa sia. -
Il timoniere annuì distrattamente indicandogli con un cenno il secondo ufficiale, seduto poco distante.
- È da poco che viaggi con noi, Adel - gli disse il maltese guardandolo mentre si avvicinava - ma ogni volta mi stupisco di quanto riesci a vedere lontano. -
L'uomo bruno scosse la testa riccioluta senza dire nulla per un po'.
- Ho la sensazione che possano essere pirati e vogliano attaccarci, mastro Anthony - disse dopo qualche minuto di silenzio.
Il secondo ufficiale lo guardò con aria interrogativa.
- È solo una sensazione, sono troppo lontani per capire che nave sia... - aggiunse
Adel, esitando un attimo come per trovare una parola a lungo dimenticata - ma il fatto che stiano bordeggiando per venirci incontro e tagliare la nostra rotta mi dà da pensare.
Il secondo ufficiale si strinse nelle spalle. - Proverò a parlarne al capitano, appena si farà vivo sul ponte,
Adel. Sono ancora abbastanza lontani, mi pare di capire. -
- Se davvero sono pirati dovremmo cambiare rotta subito e dirigerci verso un porto sicuro, non proseguire; o potrebbero intercettarci comunque. - replicò Adel con aria meditabonda.
Il maltese sbuffò alzandosi dalla sedia, visibilmente
seccato: - D'accordo, disturberò il capitano nella sua cabina o nel quadrato ufficiali e lo metterò subito al corrente della tua sensazione. -
Fece alcuni passi e si voltò. - Non posso dimenticare che hai avuto ragione su quello sciabecco che quasi ci abbordò il mese scorso - aggiunse - e ancora non capisco come hai fatto. -
L'uomo chiamato Adel sorrise, con un lampo divertito negli occhi. - Intuito, mastro
Anthony. E ora vada, il capitano l'attende. -
Non appena il secondo ufficiale scomparve sottocoperta, l'uomo valutò con un'occhiata la distanza dalla costa, si portò verso prua e si preparava a tuffarsi nel mare cristallino, quando una mano gli si posò sul braccio.
- Adel – gli disse una voce – che fai? Saranno almeno tre miglia di qui alla riva! -
L'uomo bruno si voltò con calma; era Etienne, un giovane mozzo. Gli sorrise.
- È tempo che vada. Ho ancora molto lavoro da fare, e vi ho già salvati due volte. C'è un nuovo imbarco che mi aspetta. -
Il mozzo lo guardò stupito.
- Chi sei tu, veramente? Non sei mai stato uno di noi... -
- Esistono storie sconosciute, ragazzo. –
Il suo sguardo si perse per un momento lontano, oltre l'orizzonte.
- Ancora dieci volte dieci navi, e sarò libero. Addio, possa sorridervi la sorte. -
Si tuffò in mare con un potente colpo di reni, percorse sott'acqua una distanza considerevole e appena riemerso iniziò a nuotare verso riva con bracciate fluide e ritmate, senza voltarsi indietro.
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