Cose dall’altro mondo

distanze

di raquel rodrigues caldas
(brasile)

Se un italiano prendesse l’aereo e viaggiasse 9000 km nella direzione giusta, arriverebbe in Brasile. È una distanza considerevole, anche per un brasiliano. È un po’ superiore alla distanza tra Oiapoque e Chuí, due città situate all’estremo nord e all’estremo sud del Brasile.
Purtroppo la distanza tra nord e sud non si misura soltanto in chilometri. Secondo il governo brasiliano, il 3.2% della popolazione di Chuí è analfabeta. Ma ad Oiapoque la percentuale di analfabeti è del 17.2%. Al Nordest brasiliano il 21.6% delle famiglie con figli da 5 a 7 anni ha almeno un bambino (o adolescente) che lavora. Al sudest questo accade solo al 12.1 % delle famiglie. Questo mi fa pensare che se un italiano prendesse l’aereo e viaggiasse 9000 km nella direzione giusta, viaggerebbe quindi molto di più di 9000 km. Sarebbe come viaggiare nel tempo.
Il Brasile è un paese con distanze tipiche di un continente, ma con differenze sociali ed economiche (ossia distanze) tipiche di un mondo intero.
In questo Mondo Brasile abitano persone di razze diverse. Gente che c’era dall’inizio. Gente che venne dopo, che percorse distanze enormi. Gente d’Europa, dell’Africa e dell’Asia. Per questo motivo la pelle della gente di oggi copre varie distanze nella tabella dei colori.
Sorprendentemente in questo Mondo Brasile si parla una sola lingua, sebbene i 280.000 indios – quanti rimangono a distanza di 5 secoli dei 6.000.000 totali - parlino circa 163 lingue diverse. Ma gli indios sono lo 0,16 % della popolazione totale, la quale parla il portoghese. 
Un portoghese distante da quello che si parla in Europa e in Africa. Sono diversi i nostri suoni e le nostre parole. Anche certi pronomi. Quello che è Lei nel Portogallo è tu nel Brasile. La distanza tra le persone in Brasile viene marcata con altre parole. 
Probabilmente persone condannate a percorrere distanze enormi dentro il proprio territorio dovrebbero saper bene come calcolare la distanza tra di loro, ma non è così, in Brasile. I brasiliani sono un po’ invasivi per quello che riguarda lo spazio fisico ed emozionale dell’altro. Hanno un modo tutto speciale di abbracciarsi e anche una parola speciale per la carezza che si fa sulla testa e i capelli di chi si ama: cafuné. Forse questa difficoltà nello spostarsi tra piccole distanze fa sì che i brasiliani si facciano del male e del bene con la stessa frequenza e intensità. 
Se un italiano prendesse l’aereo e viaggiasse 9000 km nella direzione giusta, scoprirebbe tutto un mondo che magari, all’inizio, gli sembrerebbe distante e strano, ma che dopo un po’ gli sembrerebbe tanto vicino che sarebbe naturale portarlo dentro il petto.

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