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santa fè
de bogotà
di carlitos rojos
(colombia) |
Parlare di Bogotà non è semplice; è una città così grande e complicata che non si sa da dove cominciare. Enzo Baldoni (ve lo ricordate tutti, vero?), di ritorno da uno dei suoi numerosi viaggi in Colombia, scrisse una frase molto bella: “E' un privilegio stare in una città dove il turista è un’ entità sconosciuta”. E’ proprio così: incontrare turisti per le strade di Bogotà è estremamente difficile. Gli unici stranieri che frequentano la capitale sono gli uomini d’affari; ma si sa: per i soldi si è disposti a passare sopra tutto, perfino alla paura di essere rapinati.
Il problema è che Bogotà si è sempre portata dietro la reputazione di città pericolosa e, quindi, estremamente poco raccomandabile.
A questo proposito, c’era una famosa agenzia di viaggi milanese, che ai propri clienti diretti a Bogotà, consigliava di tener nascosti i soldi e il passaporto nelle mutande!
Ma è davvero così pericolosa Bogotà? Me la fanno in tanti questa domanda; di certo non è tranquilla come Bruxelles, ma neppure l’inferno che tanti immaginano. Basta avere solo un po’ di buon senso. Per esempio: in certi quartieri della parte sud è meglio non andarci. Altra raccomandazione: quando si usano i mezzi pubblici sarebbe meglio togliersi gioielli ed orologi di marca.
A parte questi piccoli problemi, abbastanza comuni in tutto il sudamerica, Bogotà è estremamente godibile e allegra ed è in continua trasformazione. Quindi, se
l’avete visitata qualche anno fa, e magari non vi era piaciuta, potete darle un’altra possibilità. Vedrete che questa volta non vi deluderà. Insomma non fate come lo scrittore
Garcia Marquez, che nei suoi trascorsi da studente, la definì “ una ciudad lluviosa, triste y fria” (piovosa, triste e fredda). Un giudizio datato, che il premio Nobel sicuramente cambierebbe, se solo trovasse il tempo per dedicarle una breve visita (da anni infatti, Marquez limita a Cartagena le sue rare vacanze in Colombia).
Sì, Bogotà è molto cambiata, e gran parte di questa “rivoluzione” è dovuta al nuovo sistema di trasporto urbano, il
Transmilenio, che ha permesso di eliminare migliaia e migliaia di piccoli bus che rendevano caotica la città.
Perfino il clima ha subito un cambiamento, e le gelide giornate di aprile, ottobre e novembre (i mesi più piovosi dell’anno) sono ormai un ricordo degli anziani. Adesso, nonostante i 2600 metri, la temperatura è da eterna primavera.
Dal punto di vista umano, la città è un enorme e variopinto mosaico di quasi sette milioni di persone che rappresenta un po’ tutta la popolazione della Colombia.
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Girando ci si imbatte in ogni tipo di razze (bianchi, neri, indios, criollos, mulatti, meticci, ecc.), una macedonia di gente coloratissima che sta dando luogo ad una sintesi umana e culturale che sarà il futuro della nuova Colombia.
Musei e monumenti non mancano ma, a parte il Museo dell’Oro che merita senz’altro una visita, tutto il resto è secondario rispetto a cose molto più interessanti, tipo: le strade, i locali, i parchi (immensi), il divertimento, il cibo (gustosissimo ed estremamente economico), e la gente. Ecco, soprattutto la gente che è molto ospitale e socievole (a meno che non siate degli orsi, qui è facilissimo farsi un sacco di amici).
Ma allora è tutto bello? No, assolutamente. Nonostante la città abbia fatto passi da gigante, esiste da sempre l’annoso e irrisolto problema dell’enorme miseria. Qui, come a Rio, o a Caracas, o a Buenos Aires, ci sono interi quartieri fatti di baracche, senza condutture dell’acqua e quasi senza luce. Le strade sono piene di venditori ambulanti e di desplasados (i contadini che a causa della guerriglia hanno perso casa e terreno), disposti a tutto pur di sopravvivere. Quello che spaventa è che tutto questo avviene nell’indifferenza della minoranza ricca (in alcuni casi straricca), che vive allegramente tappandosi gli occhi e tirando avanti… magari fino alla nuova BMW da 50.000 euro.
p.s. Beh…se tutto quello non vi ha incuriosito, e volete una ragione in più per andare a Bogotà, allora ve ne dico una che farà impallidire tutte le altre. Si tratta della bellezza delle
bogotane. Lo so che non bisogna generalizzare e che a molti (alle donne, per esempio) non frega nulla, però per tanti può essere la spinta decisiva per fare la valigia!
Bene. Se vi accontentate di osservare allora vi basterà andare in uno dei tanti centri commerciali, magari di sabato, e sedervi in uno dei tanti bar all’aperto. Tempo pochi minuti e assisterete ad un via-vai di bellezze da togliervi il fiato. Se invece volete qualcosa di più, ho da consigliarvi un locale che è una garanzia. Si tratta del “Salto del
Angel”, nel Parco della 93, la zona più “rumbera” della città. Sicuramente ci sarà da fare la coda all’entrata, ma non scoraggiatevi perché ne vale veramente la pena. Unica condizione: lasciare fuori ogni inibizione e ballare (qui se non ballate non battete chiodo). Poi il resto viene da sé. Non preoccupatevi se il vostro spagnolo è zoppicante; l’accento straniero - specialmente l’italiano - aiuta molto a “socializzare”. E non esagerate con l’alcool, perché il bello di queste notti è sempre quello che viene dopo.
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