Cose dall’altro mondo

viaggiano i perdenti

di benty (grecia)

Avete mai avuto una relazione a distanza? Io sì. A parecchia distanza anche, del tipo che lei stava - guarda caso - in Grecia e io, al tempo, in Italia. Non potevo immaginare che, dall’istante fatale in cui la conobbi, la mia vita da studente beone avrebbe subito una svolta tanto inattesa verso la virtuosità e l’avventura.
Infatti, per rimediare alla mia disastrosa condizione economica di studente con blande pretese di indipendenza economica, iniziai a barcamenarmi tra vari lavoretti. Era un modo per racimolare due soldi così da poterla andare a trovare, ogni tre o quattro mesi. Prendere un aereo per andare nella Grecia continentale, può costare come un rene al mercato nero degli organi di Bombay. Ipotesi quella dell’espianto presa a più riprese in considerazione, peraltro. Ma a quel punto conviene avere una relazione in Venezuela. Fu allora che entrai in contatto con le compagnie nautiche greche. Ma organizzarsi un viaggio do-it-yourself via nave, significa scontrarsi in seguito con mostri abominevoli in Grecia, quali la temutissima Ktel, compagnia di corriere pubbliche greche. Un labirinto senza via d’uscita, che per me ebbe il suo ingresso nella ributtante città di Igoumenitsa, primo approdo delle navi che salpano dall’Italia. Qualche urbanista genio della logistica ha deciso che la stazione degli autobus di quella città dovesse essere il più lontano possibile dal porto. Così il calvario ha inizio sotto un sole estivo ustionante, con quei cinquanta chili di bagagli da trascinarsi appresso per qualche chilometro, avendo appena terminato un viaggio in nave di 15 ore. Ammesso che riusciate nell’impresa di raggiungere la stazione, vi sfido poi a trovare un autobus che colleghi Igoumenitsa, uno dei principali porti ellenici, con Salonicco, la seconda città greca per importanza. Pura follia, orari del tutto scollegati dagli arrivi delle navi, acrobatiche coincidenze notturne, attese interminabili in stazioni intermedie inquietanti, impiegati allo sportello a dir poco odiosi. Ma l’odissea ovviamente comincia a bordo: si viaggia su autobus stipati all’inverosimile, per accedere ai quali ci si accapiglia duramente a terra, ben prima che le porte vengano aperte. 
I mezzi ricordano vagamente certe malandate corriere messicane, sono invariabilmente corredati da icone ortodosse - che assolvono alla funzione di unica misura di sicurezza - una lamentosa musica orientaleggiante viene sparata a tutto volume, e umanità di varia estrazione sociale fa da sinistro contorno. Poi ci si inerpica per strade principali quali la celebre “Katara”, traducibile come “la maledizione”. Si narra che questo gioiello dell’ingegneria stradale greca sia stato tracciato lasciando liberi dei capretti e seguendone poi il tortuoso percorso. L’armoniosità delle curve, spesso a strapiombo e con guardrail di cartapesta, potrebbe essere la conferma che, in effetti, di mito non si tratta. A rendere più confortevole il viaggio ci pensano poi gli spregiudicati autisti della Ktel, reclutati nelle migliori scuole di guida sportiva d’Europa e soprattutto nelle più malfamate carceri elleniche. Ricordo la scena di un conducente che fermò il pullman in mezzo alle curve urlando perché qualcuno, a suo avviso, stava fumando. Sappiate che fumare dentro gli autobus greci è un atteggiamento diffuso e , se non proprio incoraggiato, almeno ampiamente tollerato. Ci interrogò uno per uno ispezionando con cura tutti i posacenere per scoprire chi era il malfattore. Ovviamente per tutta la durata della certosina operazione non smise di spipacchiare dalla sua Karelia (sigarette equivalenti delle nostre rimpiante Nazionali). In realtà gli scorci di paesaggi che offre la strada che da Igoumenitsa porta a Salonicco sono di rara bellezza, ricordano certi nostri paesaggi alpini. Uno se li godrebbe senz’altro di più se il vicino di posto non stesse vomitando, se l’autista evitasse di sorpassare dei tir a tutta velocità fra i tornanti, o se magari d’inverno, in presenza di neve a 2000 e passa metri d’altezza si fermasse per mettere, chessò io, le catene. Dopo quelle esperienze iniziai a chiedermi se per caso non esistessero dei modi meno logoranti di viaggiare. Fu così che entrai in contatto, tramite la massoneria locale, con le ultime frontiere del low cost: le compagnie di autobus privati. Ma questa è un’altra storia.

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