Cose dall’altro mondo

malattia d’olanda

di sonechka (olanda)

In famiglia tendiamo a somatizzare. I miei dicono sumatisé, che vuol dire appunto somatizzare, un calco, credo, della parola italiana.
Dolori, vomiti, malesseri, colpiscono a rotazione i numerosi membri della mia famiglia e pur procedendo da cause apparentemente inesistenti, perché sono appunto sumatizasion, hanno conseguenze concrete: la compassione degli altri, il rispetto fatto di bisbigli e la sospensione delle belligeranze verso il malato. Credo che sia una cosa molto italiana il cadere ammalato ed essere accudito.
Qui in Olanda se ti ammali ti mandano a fare in culo. Il dottore di solito si rifiuta di vederti o prescriverti medicine a meno che tu sbocchi sangue (ma rigorosamente in sua presenza, non vale “ho sboccato sangue ieri, stamattina, due secondi fa quando lei era girato). E comunque nella percezione generale se sei malato sei a) potenzialmente pestilenziale b) una rottura di coglioni perché sicuramente cancellerai impegni con qualche autoctono che a causa tua dovrà riorganizzare la sua batteria di attività c) ti prendi il paracetamolo e taci, per favore.
In Italia la malattia è un dolce inferno in cui tua madre si allarma. Indipendentemente dalla tua età, di cui, comunque, sei portatore sano, secondo lei.
Ti ricordi quando ti diceva: non correre che sudi, copriti che prendi freddo, togli la giacca che poi quando esci passi dal caldo al freddo? Tutte le sue paure si possono concretizzare, sì, perché, mamma, sto male. Gli amici parlano di te al bar, che sei malato, la tua ragazza ti telefona ogni ora e l’ha raccontato pure alle sue amiche in palestra che sei malato. 
Bella l’Italia, vero? Mica come qui che ‘sta gente che ha tirato su le dighe dal fango, se ti ammali è colpa tua e se muori è meglio che così a spalare il fango viene uno al posto tuo che lavora di più.

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