Cose dall’altro mondo

il mercatino di avenue wilson

di boinz (francia)

Julien, l’amico francese, si fa una bella risata alla faccia mia: “Macché, l’ultimo mercatino vero è quello di Avenue Wilson! Lì c’è la vera Parigi: pochi turisti e tante celebrità! Fidatevi!” 
Mi raddrizzo sorridente sulla sedia pregustando la filippica contro i malati di voyeurismo, ma vengo anticipato dalla morosa che con un balzo entusiasta già si informa su chi, come, quando e cosa. 
“Non starlo a sentire, questo” e fa un vago gesto nella mia direzione “è un vecchio pantofolaio!” Trasecolo: io non sono né vecchio né pantofolaio. Sono un invidioso patologico che vive la vista del successo altrui come un pugno nelle palle, tutto qua. Ma ormai i due hanno smesso di considerarmi, così cedo nella consueta speranza di riuscire almeno a vedere un po’ di belle ragazze.

Alle dieci del mattino ci presentiamo al Trocadero pronti per la prima vasca. Il mercatino è carino: i banchi sono composti con gusto ordinato, nessuno sbraita e la gente elegante nei gesti e nei vestiti cammina tranquilla tenendo la destra. La Tour Eiffel fa capolino dai palazzi come una mamma premurosa e io sorrido amabile quando un occhio mi cade su una lavagnetta dei prezzi: “un kg di mele = 9€80”! 
“Sti capperi!” 
Le fragole vengono 22 € e le arance 5: ‘Corbezzoli! Mi guardo intorno e di colpo capisco che questo posto è una fregatura: i prezzi sono folli, è pieno di turisti e le uniche donne che girano sono vecchie scheletriche che trascinano stancamente un’appendice a due ruote o a due gambe. Cerco una via di fuga ma la morosa mi riporta sulla terra con una gomitata: 
“Ehi, ma c’è Philippe di ‘M6!”
“Ah.”
Poi mi indica un vecchio con la faccia da maniaco 
“E quello fa il telegiornale su TF1!”
“Ma non mi dire.”
Su un banco vendono pomodori “Cuor di piccione”, piccoli ortaggi rosso sangue che potrebbero esser davvero cuoricini cavati da petti di grossi topi. Mi assale una nausea liquida che quasi svengo ma un urlo della morosa mi riscuote.
“Nooo: c’è Arthur di “La Fureur”!”
“E chi se ne frega?”
“Scherzi? E’ come dire Bonolis!”
“A maggior ragione!”
“Voglio il suo autografo!” e parte
Alzo il dito pronto a lanciare anatemi, ma quando scorgo la strafiga cosmica che l’omino si porta dietro la voce mi scende nei pantaloni. Così, con un’efficace imitazione della camminata internazionale di Sordi raggiungo il gruppetto.
Arthur è un tappetto vanesio con i pantaloni a zompafosso: ha l’alito cattivo e il riportone. Decido che non merita l’audience ed approfittando del blocco della morosa mi lancio sulla strafiga.
“Comment ça va?”
La tipa mi guarda tipo cuore di piccione, poi si rivolge secca al manichino.
“Arthur on y va ou quoi?”
“J’arrive. Allez, tchao!”

Porge lo scarabocchio alla morosa che gli sorride e finalmente se ne va. 
“Hai visto? Ho l’autografo di Arthur.”
“E’ un buffone e ha i capelli tinti.”
“E lei? Carina, eh?”
Storco la bocca, poi con un balzo cerco di strapparle di mano il biglietto con l’autografo ma già ha nascosto le mani dietro la schiena.
“Sei il solito cafone invidioso.”
Mi stringo nelle spalle. Ho voglia di una birra.

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