Cose dall’altro mondo

guppiseller

di alessandra galetta (olanda)

Ciao. 
Ciao, ciao. 
Mi saluta nella mia lingua e con i suoi occhi blu. Se un pomeriggio sono nervosa o se rifletto sui fatti miei e non mi guardo intorno, alza il volume del saluto fino a che non rispondo con un gesto, con un sorriso, o con tot ziens che è più un arrivederci, ma è quello il significato che gli voglio attribuire ed è anche una delle poche parole che conosco. 
Mi sa che lui ti ama, sussurra mio figlio quando il suo ciao insiste troppo. 
Ma no, rispondo, mi è solo riconoscente perché gli ho portato gli euro con il disegno di Leonardo.
Poi però, se entro nel suo negozio, m’ignora, non mi riconosce o finge di non vedermi. 
Le sue due commesse, ragazze bionde, alte come un italiano alto, di fisico esile e brutte, perché non tutte le olandesi sono belle, sono le uniche nel paese dove vivo a non sapere l’inglese, no, c’è anche la signora che vende le sigarette che non lo parla. Ma la lingua non rappresenta un ostacolo, perché dopo cinque anni mi si è insinuata nelle orecchie, e le parole le intuisco o forse le immagino, il punto è che loro, le commesse, sono maldestre e non capiscono nulla d’animali, e io ho bisogno di consigli, di certezze, posso parlare con il capo chiedo, loro vanno da lui, che riordina qualcosa nel retro, ma il capo è impegnato, è occupato, rispondono qualcosa del genere. Sempre.
Solo una volta ho avuto il piacere di essere servita da lui. 
Ero arrivata da poco e sfogliavo un opuscolo dal titolo inquietante: Olanda istruzioni per l’uso, dove si parlava, tra l’altro, dello shock culturale. Erano descritti i sintomi: prima c’era una specie d’euforia a cui seguiva, dopo un intervallo di tempo, la depressione. Io, l’euforia non l’ho mai avuta, la depressione nemmeno, avevo la nostalgia, quella sì, l’avevo già da mesi, prima che partissi, prendevo l’autobus, arrivavo nel centro del centro e guardavo le fontane, le strade, i monumenti, come se fossi destinata a non tornare più indietro. 
C’erano dei suggerimenti nell’opuscolo. Bisognava circondarsi di piante e di animali. 
Meglio prevenire, ho pensato, e allora ho comprato le piante e dei manuali. Perché nella vita precedente, in quella romana intendo, ero un’assassina di tutto quello che spuntava dai vasi. Lo studio sui libri e il tempo libero hanno fatto sì che fiori e foglie non tremassero più quando mi avvicinavo. Poi mi sono concentrata sugli animali e sono partita con i pesci. Avevo una vaschetta con una coppia di pesci rossi, li avevo già prima che mi trasferissi, e ne ho comprati due neri, allora non lo sapevo, ma i pesci rossi quando sono neri sono molto deboli. Così uno si è ammalato, aveva la pancia gonfia e non riusciva a mangiare, io e Lo lo guardavamo giacere immobile sul fondo. 
Non voglio che muoia, diceva lui.
Così sono andata nel negozio del guppiseller, i guppi sono una specie di pesci, chiamati anche pesce milione, allora ancora non li avevo, possedevo solo quella vaschetta, oggi ho tre acquari, gli ho spiegato i sintomi, ho chiesto una medicina per poterlo curare, lui mi ha detto sbattendo le ciglia sui quei suoi occhi blu, che poi è anche l’unica cosa bella che ha, che non tutti gli olandesi sono belli, tutt’altro, ci sarebbe una medicina, costa dieci fiorini, allora non c’era l’euro, però il pesce nero costa 3 fiorini e allora non conviene che la compri, e si è disperso in una spiegazione lunghissima, che non ho compreso molto bene, allora l’inglese lo capivo a tratti, non che adesso lo intenda meglio, un po’ forse sì. Comunque gli ho detto: mio figlio piange, magari la medicina non serve, però abbiamo l’illusione che possa far qualcosa, non m’importa di buttar via dieci fiorini. Ma lui non me l’ha voluta vendere. Quando è tornato M. dall’ufficio, sono andati lui e Lo al negozio e l’hanno comprata. 
Il pesce nero è morto durante la notte.
E’ stato introdotto l’euro e lui, un giorno per strada, mi ha chiesto le monete con il disegno di Leonardo. Già da allora fuggiva quando entravo nel negozio.
Fuggiva per paura che le mie richieste scatenassero un conflitto tra la sua parte di commerciante e quella che non si possono sciupare soldi senza che se ne abbia un beneficio concreto.
Quell’uomo non mi ama, caro Lo. 
Quell’uomo mi teme.

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