Cose dall’altro mondo

aerea

di lupo e ale (germania)

Lavorerò due settimane fuori Berlino, e la cosa già mi agita; non solo per quello che andrò a fare, che rappresenta per me un'importante novità, ma anche per l'essere distante dalla città. Non sono certo come Gabi, lei più si allontana da Berlino più sente che il mondo le si fa ostile. Ci raccontò un giorno di un suo viaggio con l'università fino a Oldenburg e si sentiva quanto soffrisse per l'essere dovuta uscire dalla sua culla protettiva, o gabbia dorata, come preferite, comunque dalla sua città, nonostante Gabi come me sia una Wahlberliner, una berlinese per scelta. È quello che Jochen, padre di Anna, definisce il Berliner Gift, il veleno di Berlino: andare a vivere a Berlino vuol dire non poterne poi fare più senza; chiedete a Luca cosa ne pensa.
Parto da Tegel, uno dei due aeroporti dentro Berlino. Non Schoenefeld, che sta leggermente fuori, a sud; non Tempelhof, dentro ma a sud e vicino a casa, bensì Tegel, nord ovest. Il volo è alle 13.50, è una bella giornata, potrò vedere la città scorrermi sotto gli occhi. Saliamo sull'aereo e come gli altri bambini vado a sedermi accanto al finestrino.
L'aereo si alza, si vedono subito piccole casette, molte colorate, ognuna con giardino, alcune hanno l'orto o alberi da frutto, altalene o altri giochi per bambini. Berlino è Plattenbau di grigio cemento, case in mattone, molte con cortili interni, e qualche grattacielo. Ma è anche Kolonie. Immaginate i berlinesi che ad aprile, proprio ora, col primo caldo scalpitano per fare una gita fuori porta. Col muro le possibilità per i berlinesi dell'Ovest erano due: ottenere un permesso per andare in Brandeburgo, la regione che circonda la città, allora DDR, oppure instradarsi per uno dei tre corridoi automobilistici destinati ai collegamenti tra BRD e West-Berlin e raggiungere la repubblica federale, tre ore di macchina ed era fatta. Entrambe le opzioni potevano ingrigire l'umore anche nella miglior giornata di sole. 
Allora si cominciarono a costruire sui territori demaniali, accanto ai laghi, corsi d'acqua, ferrovie e appunto aeroporti, queste concentrazioni di piccole case tranquille e immerse nel verde dove trascorrere il fine settimana o, come fanno tuttora molti pensionati, l'intera bella stagione.
Ed ecco l'Havel. Havel e Sprea: i due fiumi che tagliano Berlino; la Sprea da est a ovest, l'Havel da sud a nord. La Sprea è stretta e spesso costretta dal cemento, l'Havel è un bel fiume ampio. La Sprea scorre a Mitte, crea l'Isola dei musei, taglia Kreuzberg da Friedrichshain; al di là dell'Havel c'è solo Spandau. Spandau, sebbene sia uno dei 12 Bezirk che compongono la città, non è più veramente Berlino ma già Germania, e quando penso a Spandau non posso non ricordarmi un episodio: pochi giorni dopo il nostro arrivo, avevamo trovato una casa ma per questioni burocratiche che non starò a illustrarvi non potevamo firmare il contratto, ci serviva un aiuto.
Tirai fuori uno dei numeri di telefono per le emergenze: un gelatiere. Chiamai e mi fu risposto: ma io veramente non sto proprio a Berlino, ti do il numero di un amico. L'amico ci diede un appuntamento a Spandau, in una delle sue gelaterie e non si presentò. Parlammo con un sottoposto, un ragazzo più giovane di noi che gestiva quel locale. Il giovane gelatiere disse: non venite a Berlino! non c'è lavoro! meglio Francoforte... il lavoro del gelataio è duro! (opinione francamente non richiesta)... quelli dell'Est sono come animali! (così disse, purtroppo).
Ora Berlino sotto di me è sfumata via, rimane solo il Brandeburgo; il Brandeburgo è costruito sulla sabbia e nella sabbia crescono gli asparagi, e questo è un buon ricordo con cui allontanarsi dalla mia città.

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