Cose dall’altro mondo

dal confine

di melusinach (svizzera)

Dopo la casa di Ombretta sdegnosa del Missisipì e la darsena con la biscia d’acqua. Dopo le gallerie che franano sempre, con le reti a sostenere i massi e il gocciolio dell’acqua. Guardando il Boglia sulla destra, che mia nonna-adottiva se lo faceva a piedi, durante la guerra per andare a servizio dalla signora di Lugano bene, dopo aver fatto un po’ di colonna in dogana (che la sorella di Paola ci diceva che lei quando era in coda si leggeva i giornalini). Dopo l’ultima curva cominciavi a sentire l’odore di svissera (dico così che ho un problema di pronuncia, di solito si dice con la Z).
Un odore misto di tabacco da pipa e di caffè. Che subito ci si fermava al negozio benzinaio e si faceva scorta di zucchero (lo sapevate che in svissera lo zucchero costa-va meno? Non solo il cioccolato, il caffè e la benzina. Invece il sale costa molto di più). Si guardavano le scatole grandi di Ovomaltine e di Caotina indecise. Poi da grande ho capito che preferisco la Caotina: molto più cioccolatosa. Se facevi la brava ti compravano i moretti (eh, penso che non lo sapete cosa sono i moretti). I formaggini a triangolo TIGER ai gusti vari. A volte se ne compravano scatole grandi e rotonde, con spicchi di colori variegati: triangoli di formaggino al prosciutto, al pepe, gusto Tilsiter, gusto Emmental. 
Quelli al prosciutto direi disgustosi, ma come i film dell’orrore: quando cominci a guardarli ti tocca finirli. 

Oltre il benzinaio le curve della strada già dicevano “svissera”. Sinuose senza disordine, accurate negli angoli (forse non si può dire angoli di una curva: diciamo ciglio della strada allora, cigli accurati…) Dopo pochi chilometri una delle curve che preferisco: sbuca sopra il lago e vedi la città con il monte Salvatore che la osserva. Che si specchia nel lago color carta da zucchero. 
Invece quello di Costanza ha sfumature violette. Il Lemano tende al celeste con sfumature grigie, per colpa probabilmente degli aironi cenerini che lo sorvegliano. I laghi di Zurigo, Lucerna, di Interlaken si fanno spazio tra le montagne: impongono allo sguardo di appoggiarsi sul riverbero delle onde. Il primo, dopo il Gottardo, dopo le asperità di Uri, “indenta” insomma, si apre sotto l’eremo di Niklaus. Una svissera senza laghi è difficile da immaginare. Con battelli da salutare, pescatori assorti sotto il ponte di Melide. Anatre e cigni che passeggiano. Ogni città un lago, le sue papere e la sua Migros. 

La sua Migros? Si, ma questo ve lo racconto la prossima volta.. 

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