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primavera al nord
di mumita (norvegia) |
Un sabato pomeriggio di primavera: c’è il sole ad Oslo, l’aria non è ancora calda ma la temperatura accettabile, un leggero vento soffia dal mare. I norvegesi escono dalle loro case riversandosi per le strade della città. C’è chi sceglie di fare shopping nelle vie principali come Karl Johans Gate o Bogstadveien, chi preferisce sedersi a bere un drink nei tanti locali della città; bar, pub, caffetterie, sorti per lo più negli ultimi dieci quindici anni. Alcuni siedono
sulle panchine ad ammirare l’Oslofjord, mangiando un gelato o i più diffusi Vaffler,
crêpes calde con marmellata ai frutti di bosco, che si possono comprare per strada da venditori ambulanti. Altri ancora preferiscono girare in bicicletta, attraversare le vie della città o sfrecciare in mountain bike per raggiungere i favolosi sentieri nei dintorni di Oslo, fra i boschi che durante l’inverno si percorrono con gli sci ai piedi, per immergersi in una natura
selvaggia che pare immutata nel tempo, bellissima, affascinante, con i verdi abeti che si stagliano verso l’alto, e i giochi di luce generati da neve e ghiaccio combinati alla luce del nord.
La luce del nord, così tagliente, forte, luminosa molto diversa da quella mediterranea cui sono abituata, ma altrettanto bella e poetica.
I parchi ed i giardini della città pullulano di gente che vuole divertirsi, rilassarsi e respirare aria di primavera. Le giornate si allungano sempre più, quasi tre minuti al giorno, e da maggio avremo luce fino a tarda notte, a contrastare le lunghe e buie giornate invernali, quando il sole tramontava all’ora di pranzo, del pranzo di noi italiani, dato che qui gli orari dei pasti sono anticipati di almeno due ore, ma si sa, le abitudini sono dure a morire.
Il popolo del nord si gode ogni minuto di luce, sole, “caldo”, lo assapora con avidità, conoscendo bene quanto sia prezioso. Oggi nel parco principale della città ne ho avuto la prova.
Centinaia di uomini e donne a spasso, a camminare per Vigeland Park, ancora tutto per loro, prima che arrivino i turisti stranieri ad invaderlo. Vecchi che siedono nelle panchine, leggendo giornali e libri, o che passeggiano nonostante l’età e il bastone. Bambini, decine e decine di bambini, che corrono attraverso il parco, che ridono, scherzano, giocano. Bambini che imparano ad andare in bicicletta o sui pattini, che si rotolano sull’erba, anche se in alcuni punti è ancora bagnata dalla pioggia che è caduta in città il giorno precedente. Ma che importa? I genitori nordici non dicono nulla, non protestano, non gridano ma sorridono; forse si ricordano meglio di noi cosa vuol dire essere bambini o la gioia che si prova nel potersi imbrattare senza essere ripresi dalle mamme o dai papà? E quanti giovani genitori, tanti, tantissimi rispetto al nostro paese.
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Ed ecco che, mentre mi avvicino ad ammirare una delle tante sculture che popolano il più famoso parco della Scandinavia, mi sento accerchiare da uno stormo di biondissimi bimbi, che mi scalzano dalla mia posizione, per raccogliere l’indizio della caccia al tesoro in atto nel parco. L’indizio è proprio in una delle statue più famose, che ritrae un bimbo arrabbiato che tiene il broncio. Vedere così tanta felicità ed entusiasmo nei loro occhi è un toccasana per lo spirito. Ecco ancora che arrivano i pagliacci, con i palloncini colorati, e i musicisti di strada, che suonano chitarre e fisarmoniche. Mi stupisce il fatto che, nonostante la moltitudine di persone, il parco mantenga un rispettoso silenzioso, un ordine quasi irreale: niente schiamazzi o urla volgari. Tutto è così calmo, sobrio, decoroso.
Come tutti i parchi che si rispettino, anche qui ci sono numerosi sportivi, che corrono e fanno stretching tra una panchina e l’altra, accompagnati dal sottofondo musicale dell’immancabile walkman.
Vedo miriadi di biciclette sfrecciare veloci tra i viali, e fare lo slalom tra persone e passeggini.
Quanti passeggini!
Scorgo coppie d’innamorati, che si coccolano teneramente, mostrando l’amore che li unisce.
Riconosco poi i giovani Rus, i diplomandi, che per tutto il mese di aprile, fino al 17 maggio, giorno della Festa Nazionale, vanno in giro indossando dei pantaloni di colore rosso.
La tradizione vuole che questi giovani, durante il week-end, vaghino per la città a fare scherzi alla gente, scommettendo tra loro chi riuscirà a fare questa o quest’altra cosa, sotto l’effetto dell’alcol. Si possono vedere girovagare fino a tarda notte: ballano, cantano, ridono, e naturalmente bevono. Sono soliti noleggiare grandi autobus, compreso l’autista, che li conduce in giro per la città con musica a tutto volume. Alla mia domanda del perché di quest’usanza, arriva una risposta molto semplice: ci si diploma una sola volta nella vita, ognuno di loro prenderà strade diverse e chissà quando avranno l’occasione di rivedersi!
Capita allora di vedere questi giovani dormire in pieno parco, ancora mezzi intontiti dai bagordi della nottata precedente, di vederli assopiti sotto il tiepido sole, accanto a famiglie che hanno appena finito di fare il loro picnic domenicale nel parco più amato dai cittadini di Oslo o chissà forse da tutti i cittadini norvegesi. Sicuramente il più amato da me.
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