Cose dall’altro mondo

un esterante italiano a cuba

di marco gargiullo (cuba)

Ai nostri giorni le cose per chi decide di fare una scelta di vita abbandonando il proprio Paese per vivere una vita diversa all’estero sono certamente più facili. Un esterante – scusatemi il neologismo ma il termine emigrante lo trovo troppo carico di negativa simbologia per potermici riconoscere – italiano, quindi appartenete al cosiddetto “primo mondo” ha a sua disposizione ampi mezzi tecnologici per rimanere legato al proprio paese: tv satellitare, telefoni e telefonini e soprattutto internet permettono di avere notizie dalla madre patria e mantenere un costante contatto con amici e parenti. I frequenti e tutto sommato abbordabili voli, che collegano direttamente o quasi l’Italia con tutto il mondo, rendono agevole il ritorno per respirare, magari solo una volta l’anno, una boccata d’italianità. Il made in Italy, presente sotto forma di auto e moto, vestiti design e soprattutto cibi e bevande è usufruibile praticamente dappertutto. Purtroppo il Paese in cui ho il piacere di vivere costituisce un’eccezione. A parte le difficoltà ed i notevolissimi costi di comunicazione, sembra che qui l’Italia stia sparendo. A Cuba, nonostante il notevole afflusso di italiani che sono al secondo posto nel numero di turisti, è sempre più difficile trovare prodotti provenienti dal nostro Paese. Sempre meno automobili del gruppo FIAT, tanto che il grande concessionario sul Malecon, il lungomare dell’Avana, è in corso di smantellamento, ufficialmente per ristrutturazione ma si teme la chiusura. Gli autonoleggi hanno sostituito Punto e Brava con macchine asiatiche, francesi o tedesche. Quindi non è colpa dell’embargo, che comunque pesa e molto, ma di qualche problema commerciale dell’Azienda Italia. Mi aveva impressionato all’inizio dello scorso anno, quando ancora solo sognavo un trasferimento da queste parti, l’entrare nel citato concessionario italiano per chiedere il prezzo di una Punto 1100;  quella base - non attuale ma il modello precedente - completamente priva di qualsiasi optional, mi era stato offerta a oltre 21 mila dollari! La riprova pochi giorni fa in un concessionario di moto, il PX Piaggio 150, a cui sono affezionato perché avuto in gioventù e che quindi non è certo ai vertici mondiali per modernità, viene venduto a 4.700 CUC (pesos convertibili) mentre i più moderni, almeno come concezione, scooter giapponesi e coreani sono venduti rispettivamente a 1.700 e 1.350 CUC. Se comprerò uno scooter è ovvio che sarò costretto a rivolgermi a oriente, stessa cosa per l’automobile. Non che con i cibi si vada meglio: fino alla primavera dell’anno scorso, almeno all’Avana, si trovavano facilmente biscotti e salse Parmalat, vini, pasta e parmigiano reggiano. L’ultimo è completamente scomparso, i nostri vini sono rari, carissimi, di annate improbabili e spesso cattivi, probabilmente per l’errata conservazione; i prodotti dell’azienda parmense rari, ma se ne capisce il motivo. Si trova giusto la pasta di una delle marche maggiormente pubblicizzate in Italia, qui carissima, e quella buona e più economica di un pastificio meno conosciuto. Non mi do pace sul fatto che non si possa trovare olio d’oliva italiano, c’è solo il carissimo e pessimo spagnolo. Inutile dire che in quanto ad esportazioni la Spagna ci bagna abbondantemente il naso. L’isolamento cubano, che rende difficile e carissimo spedire pacchi dall’Italia accresce questo senso di isolamento. E non inganni la vista di tante ragazze con magliette o vestiti Dolce & Gabbana o di altri stilisti, sono probabilmente finte e comunque regalo di fidanzati o amici italiani. Segnali preoccupanti per il nostro Paese vero?

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