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piccolo corso di scrittura non creativa
di untitled io |
Terza lezione
Quando colpiscono le pareti, i raggi solari fanno vibrare le particelle di metallo contenute nella vernice (più pesanti degli escrementi di acaro) come fossero palline di un flipper libere di scorrazzare come vogliono. Tuttavia, siccome il colore che sembra ammantare le pareti è frutto, in realtà, di una semplice illusione ottica, e siccome fra le singole particelle di metallo si estende un ampio spazio che noi non riusciamo a vedere (semplicemente perché la nostra capacità visiva è estremamente limitata), gran parte dei raggi solari prosegue il proprio cammino fino a raggiungere i materiali sottostanti, siano essi mattoni, travi di legno o strutture in cemento. L’energia solare fa tendere i materiali, li trascina in senso verticale, tira ogni chiodo o vite conficcati nel muro e, quando anche il tetto viene strattonato con forza dalla radiazione solare incidente, l’intera casa inizia a dilatarsi. Prima che i residenti siano rientrati, si sarà allargata e allungata di parecchi centimetri cubici, guadagnando un’estensione che conserverà fino alla sera, quando riprenderà a restringersi, perdendo ogni centimetro conquistato durante il giorno.
E’ un piccolo brano tratto dal libro
The Secret House, scritto dal matematico David Bodanis, e pubblicato in Italia col titolo
La tua casa segreta (Mondadori 2001).
Questo interessante libro contiene rivelazioni straordinarie (nonché estremamente utili ai fini del presente corso), tipo la composizione esatta di una pasta dentifricia e l’esatta successione (quattro pagine) delle fasi industriali di lavorazione necessarie per ottenerla – cose queste che, una volta sapute, ti fanno riconsiderare ogni mattina l’opportunità di lavarti i denti con la sola acqua detta potabile (e non indaghiamo oltre sul significato del termine
potabile).
Detto libro parla dei numerosi eventi che si verificano all’interno di una casa qualunque nell’arco di una comune giornata, misurandone la portata in base alle sole
conseguenze oggettive. Queste ultime vengono descritte con estrema precisione e nella loro esatta successione, sia che si tratti di conseguenze visibili a occhio nudo, sia che si tratti di conseguenze poco o per nulla rilevabili in mancanza di adeguati strumenti.
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Ed ecco quindi l’esercizio DPU che vi si propone per la prossima volta:
Posto che siate esperti di qualche cosa, sapreste spiegare dettagliatamente e con parole chiare la catena di conseguenze oggettive prodotte da un singolo e ben determinato evento?
Bene: al solito, avete una ventina di giorni da ora per spedire i vostri esercizio DPU alla redazione di Sacripante (ricordatevi di indicare all’oggetto: DPU per
PCSNC).
Nota sui DPU della seconda lezione
Da un rapido esame dei DPU relativi alla lezione scorsa (“com’era la sposa?”), ho rilevato una circostanza curiosissima: laddove vi si chiedeva di descrivere la sposa in quanto “costruzione complessa”, la maggior parte di voi ha descritto con dovizia di particolari (disposizione, specie floreali, forma geometrica
etc.) il solo bouquet.
Sia pure in misura minore, analoga attrazione ha suscitato (mi chiedo per quale cappero di motivo) la
scarpa della sposa. Per quanto riguarda invece la costruzione-sposa nel suo complesso (dimensioni, impalcato e sovrastruttura, rumorosità della macchina nell’ambiente, elasticità e limite di snervamento degli elementi di contenzione,
etc.), debbo purtroppo rilevare che, nonostante l’abbondanza di pieghe a cannuolo e sfumature di satin in quasi tutti i resoconti, nessuno di voi ha saputo valutare la forma finale della donna addobbata, distraendosi con dettagli di marca spesso sentimentale (come la radiosità), o vagamente folkloristica (e qui mi riferisco a trascurabili dettagli ambientali). Una nota di merito va a
Lofoten, che ha provato a descrivere contemporaneamente un vestito da sposa di fattura peruviana (benché soffermandosi un po’ troppo sulle operazioni di stiraggio necessarie all’allestimento finale, off
topic) e il funzionamento di un registratore vocale (altrettanto off topic).
Siete ancora troppo creativi, questo è il guaio, ma non disperate: siamo ancora alla terza lezione, alla decima sono sicura che vi sarete decisamente rasserenati.
Alla prossima.
Invia i tuoi esercizi a
redazione[at]sacripante.it
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'esercizio scrittura non creativa'
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