contrAppunti

Il signore del treno ed i suoi animali

di wosiris

Al parco, tutte le mattine, il signore del treno trovava sul sedile della locomotiva un avanzo di carta; spesso colorato, era sempre accartocciato a forma di animale con le ali; l'aveva lasciato lì all'alba, al rientro dal suo giro, l'uomo della grotta.

Il signore del treno prendeva in mano quel fagotto e lo appoggiava dietro al vetro del gabbiotto accanto alla cassa dei biglietti; ormai ne aveva tanti e li disponeva su tre o quattro file, ordinati per colore, dal più chiaro al più scuro, oppure per dimensione, dal più piccolo al più grande; a seconda di come preferiva quel giorno.

Fin dalla mattina, il parco si riempiva: i trattori di plastica gialli e blu sfrecciavano tra i vialetti trainati da pezzi di spago rubati all'arrosto, dal cassetto delle posate; le carrozzine con l'ombrello aperto lasciavano sulla ghiaia, accanto al lago delle papere, due scie parallele e sottili.

Il cantastorie, con la sua accompagnatrice, sistemava il teatrino delle scimmie di legno vicino al leggio sotto il quale aveva preparato la scodella d'alluminio, piena d'acqua della fontana, per i cani assetati degli spettatori; i cigni stavano fermi proprio vicino alla riva e sapevano che da lì a poco sarebbero arrivate le briciole della michetta.

A tutte le ore i bambini erano in coda per il treno e non riuscivano proprio a stare buoni; facevano la fila per farsi comprare almeno cinque biglietti e già pensavano a quello che avrebbero voluto dopo.
Nella loro lista c'era sempre di tutto: un palloncino a forma di topolino, un camion di plastica con le portiere che si aprono, il terzo ghiacciolo della mattina, perché quello rosa non l'avevano ancora provato.

Le mamme, già stanche e con la faccia scura, non riuscivano a spiegare che stavano facendo la coda per loro; i giri sul trenino glieli avevano chiesti solo da pochi minuti, prima non ci pensavano nemmeno, fino a quando non avevano sentito il fischio della locomotiva.

Man mano che si avvicinavano al vetro della cassa, le richieste diventavano sempre più insistenti; i bambini non riuscivano a comprendere la resistenza delle mamme e le mamme non sapevano più come fare a sopportarli, ma una volta arrivati davanti al signore del treno, che stava in piedi dietro alla cassa dei biglietti e dietro agli animali di carta con le ali, tutto cambiava.

Il bambino smetteva subito di parlare e di volere, guardava i pezzi di carta colorati mentre la mamma, trafelata e coi soldi in mano, senza fermarsi, chiedeva: "perfavore, cinque biglietti".

L’uomo restava fermo, immobile, non dava retta alla madre e guardava il bimbo che si era lasciato rapire dalle pieghe della carta,.

Da una delle quattro file, l’uomo prendeva un origami e attraverso la finestrella del vetro lo faceva volare fino alle mani del piccino, già aperte a forma di nido.

La mamma, ancora più trafelata di prima, ripeteva con voce più alta: "cinque biglietti, perfavore".

Il signore continuava a guardare il bimbo che, senza staccare né occhi né mani dall'animaletto, sussurrava: "no, mamma, no, me ne basta uno, uno solo, ché poi vorrei correre sul prato per far volare la carta colorata: me l'ha data il signore del treno" 

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