contrAppunti

la perquisizione

di giocatore e senzaqualità

Al quinto piano microclimatizzato del Museo Nazionale, al centro del centro storico, è quasi ora di chiusura; chiude il museo. Al quinto piano, il custode inizia ad invitare all’uscita i visitatori. Gli ultimi rimasti, una ragazza col naso a punta ed un uomo col pizzetto, si attardano davanti ad un quadro strano, una composizione elementare e ipnotica: alla sinistra una grossa scritta, “NORD-SUD”; sulla destra un libro giallo, sulla cui copertina si legge il nome “Goethe”; in alto, sulla destra, un cardellino, statico, inanimato.

25 anni: ragazza col naso a punta, le ginocchia a punta, le spalle a punta. E’ arrivata al museo per vedere il suo quadro preferito: “Nord-Sud” di Mirò.

“Scusate, ma il museo sta chiudendo…” dice il custode del quinto piano. La ragazza dal naso a punta sorride e si stringe nelle spalle a punta; abbassa lo sguardo, si volta a sinistra ed incontra le scarpe di un carabiniere in borghese; eppure si vede che è un carabiniere, forse dal taglio del pizzetto, o dalla sfumatura dei capelli, o da un certo portamento militaresco dentro l’impermeabile grigio. O forse proprio dalle scarpe. E’ un ufficiale dei carabinieri, ma s’intende d’arte: si occupa proprio dei grandi furti d’arte, del traffico internazionale di opere trafugate da musei e da collezioni private.

37 anni: colonnello dei Carabinieri, del nucleo tutela patrimonio culturale. Ma oggi è in borghese, è di festa: arriva al museo per guardarsi in santa pace il cardellino che sta dentro al quadro “Nord-Sud” di Mirò.

“Scusate, ma il museo sta chiudendo…”, l’ufficiale si volta di scatto a destra e si trova contro le ginocchia a punta della ragazza. Lei arrossisce, “Mi scusi”, si scostano per superarsi senza riuscirci, capita. I due stanno per uscire dalla sala, quando il custode dà un’ultima occhiata al quadro di Mirò, come per vedere che ogni parte del quadro, se non il quadro stesso, sia ancora al suo posto.

52 anni: il custode del quinto piano del museo. Nel tempo libero alleva cardellini. Al lavoro controlla la sala dove si trova esposto “Nord-Sud” di Mirò.

Qualcosa nel quadro non quadra: il custode, sorpreso e sempre più irrequieto, avanza, si fa sotto alla tela; rulla gli occhi, retrocede, s'inclina, torna indietro, ricontrolla, osserva ancora e ancora stupefatto; eppure, in quel fondale miscelato di rossi, di gialli e di grigi ora c'è un vuoto, un'assenza, un fallo, una cupezza, un nulla di diverso... corbezzoli, è scomparso! Proprio così: il cardellino dipinto, c'era, e ora se n'è andato - assente, svanito, dissolto, evaporato, fuggito… insomma, non c'è più, se n'è involato.

È proprio come se fosse volato via, da un secondo all’altro; stanco della sua staticità, della sua posa, o degli sguardi di quei due. 52 anni, inizia una corsa a perdifiato lungo le scale: raggiunge i due ultimi testimoni del fu cardellino di Mirò; li bracca, strattona lui per un braccio: “L’avete visto!!??”, grida con la voce rotta dalla disperazione. “Visto chi?”, gli risponde seccato il carabiniere in borghese, mentre si risistema la manica dell’impermeabile grigio, sgualcita dalla presa del custode. “Il cardellino!! Non c’è più!! Dovete assolutamente aiutarmi a trovarlo”.
“Si calmi – gli fa la nasopuntuta, curvando le spalle a punta – la tela è stata forse danneggiata?”. “Nooo! Vi dico che manca il cardellino... la tela è integra, è... è come se... fosse volato via dal quadro.”

I tre rientrano nella sala del Mirò: custode, asciugandosi la fronte; carabiniere, professionale, osservando le telecamere agli angoli della sala; la giovane tutta spigoli, distratta dalle scarpe a punta dell’ufficiale. Il quadro è intatto: la cornice, le luci intorno: tutto è rimasto uguale, tranne che in un angolo del quadro; là dove c’era il cardellino, una sagomina quasi lignea, pesante, sta ora un’omogenea chiazza di colore grigio chiaro.

“Dobbiamo perquisire tutte le persone all’interno e all’esterno del museo”, dice l’ufficiale e la parola “perquisire” la scandisce lentamente come se volesse perquisire le stesse sillabe che la compongono: “Dobbiamo per-qui-si-re tutte le persone all’interno e all’esterno del museo.”

Il cardellino di Mirò, intanto, osserva la scena della perquisizione: nudi, al centro della sala del Mirò-fu-cardellino, il custode e la ragazza a punta piegano con imbarazzo i propri abiti. Lui, il piccolo cardello è migrato temporaneamente in una natura morta, per noia e fame, chissà, ma sicuramente spinto dall’incoraggiamento di un suo simile: il cardellino de “Il Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch, che occhieggia dalla sala affianco più inumano che mai.

Ora il cardellino di Mirò guarda con tutta la crudeltà e con la posa proprie del cardellino di Bosh quei due poveri corpi nudi: un Eden fuori età, fuori scala, fuori tutti. Nel microclima del museo, nell’imbarazzo della nudità perquisita, la natura pittorica si vendica, per un momento, dello sguardo perquisitorio del custode e della ragazza a punta. 

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