contrAppunti

arretrato

di giorgioflavio

Ottantasette centimetri di pratiche con priorità assoluta. Li ho misurati proprio stamattina, perché sono un tipo preciso: 39 centimetri la pila delle pratiche Per ieri, 48 quella con i fascicoli rubricati Entro oggi. E la torre delle Urgentissime ormai supera i 70.

La classificazione del grado d’urgenza è parto del geometra Bebo Sanna, capo dell’Ufficio tecnico del comune. È ignorante come una cozza, ma pensa di possedere il dono dell’umorismo.

Stamattina ci ha convocati alle otto e mezza: “Pes, subito da me, con Fara”. Dopo un minuto eravamo lì e non l’ha davvero tirata per le lunghe: “Pratica Soro: voglio che sia chiusa prima di giovedì.”

Fresco com’ero di verifica, gli ho detto subito che quel fascicolo veniva dopo molti altri. Non ha ancora raggiunto la pila delle Entro oggi, figuriamoci, ed è solo a metà delle Urgentissime. Ho sentito il dovere di precisarlo: “La pratica Soro ne ha almeno un centinaio davanti, geometra. Come si fa a...”

Non mi ha lasciato finire: “Pes, avrai anche la laurea ma sei privo di fantasia. Andiamo, capita che un fascicolo transiti in qualche modo dal purgatorio delle Urgentissime al paradiso delle Per ieri…” ha suggerito mellifluo “…poi è un attimo sbrigare la faccenda entro giovedì, giusto in tempo per il consiglio comunale sulle concessioni edilizie.”

Per fortuna ho un buon carattere e non mi scompongo mai. Così, mentre Fara, alla richiesta del capo, si è agitato e ha cominciato a oscillare come un pendolo, io ho obiettato con garbo che così facendo avremmo violato almeno una decina di disposizioni regolamentari e chissà che altro.

Da parte nostra, comunque, non ci sono problemi ad accontentarla” ho poi aggiunto conciliante. “Basta che lei firmi subito un ordine di servizio e…”

Mi ha interrotto un’altra volta, con fastidio. “Scherzi, Pes? Per una cosa così, aggiungere altri pezzi di carta a quelli che già ci sommergono? Via, qui c’è solo da fare un piccolo gioco di prestigio. E senza pubblicità. Chiaro?”

Per esser chiaro, è chiaro” ho replicato sorridendo. “Nei regolamenti però la prestidigitazione non è prevista e senza un pezzo di carta con la sua autorizzazione abbiamo le mani legate.”

Tu, Fara, cosa ne dici?” ha chiesto allora al povero Gavino, che continuava a oscillare tremebondo.

Be’...Lei capisce che...” ha balbettato quello, più bianco del lenzuolo dei morti.

Capisco. Diciamo che dispongo di impiegati poco collaborativi. Me ne ricorderò al momento opportuno, sappiatelo” ha detto allora Sanna, minaccioso. “Andate pure. Ma tu, Pes, portami subito la pratica Soro. Farò da me.”

Gavino, scampato il pericolo, è schizzato via come un fulmine. Io, preciso e diligente come sono, ho invece raggiunto l’archivio e sfilato il fascicolo Soro dalla pila Urgentissime, sostituendolo con un foglio bianco. Per tenere il segno. Poi ho preso dal cassetto un modulo 12/B, quello che serve a registrare i movimenti dei documenti. Ho ricopiato il protocollo della pratica nell’apposito riquadro e nello spazio ‘Stato dell’iter’ ho scritto in stampatello: CONSEGNATA AL CAPO DELL'UFFICIO TECNICO IN DATA ODIERNA.

A quel punto sarebbero bastati timbro, data e firma del geometra sotto la dicitura ‘Per presa consegna’ per inserire il modulo 12/B nella pila Urgentissime, al posto della pratica Soro. Dopodiché, Bebo Sanna avrebbe anche potuto fumarselo, quel fascicolo. Sarebbero stati solo fatti suoi.

Così, con pratica e modulo, sono tornato da lui. Ha afferrato la prima con sgarbo, aprendola senza neppure guardarmi. Solo dopo qualche secondo, visto che ero ancora lì, in piedi davanti alla sua scrivania, ha sollevato gli occhi. Il suo “Embe’?” è suonato sprezzante.

C'è da timbrare e firmare il 12/B” ho detto tranquillo, allungandogli il modulo.

Pes, ho chiesto una pratica, me l'hai portata. Punto. Niente da aggiungere né da firmare, chiaro?”

L'ostentata arroganza della sua voce non riusciva a dissimulare una punta di nervosa insicurezza.

Devo registrare la consegna della pratica. È la prassi, lo sa meglio di me. Perciò, se vuole cortesemente timbrare e firmare il 12/B…”

Altrimenti?” ha detto lui, alzandosi di scatto e puntando i pugni sulla scrivania.

Altrimenti dovrò riprendermi la pratica” ho risposto pacato.

E se non te la restituissi? Che faresti, Pes, se rifiutassi di ridarti il fascicolo? ”

Ne informerei con nota urgente il dirigente superiore. Non potrei fare altro.” ho replicato allargando le braccia.

È stato allora che Bebo Sanna, aggirando la scrivania, mi ha afferrato con la mano sinistra per il bavero della giacca, puntandomi l’indice della destra sotto il naso.

Tu rifiuti di capire come va il mondo, vero Pes? Be’, sono stanco di avere tra i piedi un coglione come te. E mi libererò della tua presenza, puoi giurarci. Ti farò sputare tanto di quel fiele e di quel sangue che sarai tu stesso a chiedere di andar via, pezzo di merda.”

Mi irrita, la gente che perde il controllo. Soprattutto quando mi alita in faccia minacce e improperi. Immotivati, per giunta. Ma a irritarmi ancora di più, mentre dava in escandescenze appeso al mio bavero, è stato il fatto che Sanna mi spingeva, costringendomi ad arretrare.

Io arretravo, capite?

Per una stupida questione di pratiche arretrate.

Per la prepotenza di un capoufficio ignorante e, lui sì, arretrato.

Sono stati questi pensieri a precipitarmi nella vertigine. Di quel che è accaduto dopo ho un ricordo vago. Credo di aver afferrato Bebo Sanna. Al collo, probabilmente. Stringendo forte. Poi, solo immagini e suoni sfocati: una faccia che diventa di porpora, una bocca che si apre e si chiude a scatti come quella delle marionette, un gorgoglio indistinto, un corpo prima teso nello spasimo e dopo un attimo floscio e pesante. È stato allora - questo lo ricordo bene - che ho allentato la presa sul collo.

Sanna è scivolato a terra con una grazia mai posseduta in vita.

Ora è lì, sul pavimento, scomposto, immobile, tutto spostato verso la porta della stanza. Però non proprio sulla soglia, a voler essere precisi: un po’ arretrato. 

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