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I fumi del Nord
di giorgio tesen |
Sabato,
come ogni settimana, ci sarebbe stata una festa per tutti gli
studenti. Una festa delle solite, di quelle che finiscono alle
sei di mattina con gli invitati per terra a smaltire le sbornie e
le canne e dove le stanze da letto, normalmente progettate per
accogliere uno o due studenti, vengono trasformate in asili
d'accoglienza dove i cuscini buttati per terra si trasformano in
materassi e non c'è bisogno di tenere il riscaldamento
troppo alto perché a mantenere la temperatura ci pensa il
naturale calore dei corpi. Una festa superalcolica, una delle
tante. La mia agnizione delirante nel mezzo della festa alcolica
ha inizio alle 2.06. Gli invitati avevano cominciato ad arrivare
circa quattr’ore prima, verso le otto e mezza, trasportati da
autobus delle linee pubbliche, da vagoni delle metropolitane
affollati o da taxi pagati dividendosi la corsa in tre o in
quattro. Nei paesi del Nord Europa la vita notturna comincia
sempre con un certo anticipo rispetto ai nostri orari, oramai ci
siamo abituati e cerchiamo di sfruttare a nostro vantaggio tutte
le occasioni, abbiamo già imparato che le prime tre ore
servono a rifornirsi di alcolici e sciogliersi, tastare il
terreno, conoscere un po' di gente nuova. Le successive tre ore
servono ad accumulare gli episodi necessari affinché i
nostri corpi, gettati sulla moquette la mattina seguente, abbiano
un senso concreto di condivisione ed appartenenza al sesso di
qualcun altro. Tra le sette di mattina e le nove i meno sconvolti
cominceranno a preparare i primi caffè. Sono le 2.06.
Dopo essermi bevuto
un quantitativo non esattamente quantificabile di ginlemon busso
amichevolmente alla porta della camera di Christian. Christian è
figlio di un industriale che produce pezzi di ricambio per
automobili danesi, in Danimarca fa freddo e Christian è il
nuovo Amleto discendente da una stirpe di padri e di madri
splendenti che il sabato mattina per passare il tempo ed evadere
dalla noia vanno al poligono di tiro e s’allenano a sparare.
Tra una pistolettata e l’altra i suoi genitori stupendi
consumano alcolici dalle undici del mattino su divanetti in
gommapiuma arancione e non hanno alcun problema a sbattersi le
inservienti e gli inservienti del poligono davanti al compagno/a
di vita, con gesti lenti e misurati, quasi che lo strofinio del
coito potesse essere paragonato ad un singulto di vita basculante
espulso da catalessi immobili. Christian divide la sua stanza con
un finlandese. C’è soltanto una cosa che divide i
finlandesi dall’opportunità di possedere una loquela
sciolta e questa cosa è il consumo d’alcolici. Non so se
vi è mai capitato di avere a che fare con un finlandese:
tu dici qualcosa, qualunque cosa, passano una media di due o
cinque secondi (ma a volte anche dieci) ed il tuo interlocutore
finlandese non dice nulla, sembra che stia meditando una risposta
incredibilmente acuta, e invece no, la risposta del finlandese
non eccelle per spirito di osservazione, non aggiunge nulla a
quanto gli hai detto, insomma, non dice un cazzo di nuovo e la
sua è una risposta banale come tutte le altre.
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Perché
aspettare dieci secondi, soprattutto quando la discussione è
accesa, per una risposta che non ha nulla di interessante? Questo
fattore dialogico si tramuta in problema insormontabile quando ci
troviamo, Christian io e il suo amico finlandese, a chiacchierare
assieme a qualche altro studente che abita assieme a noi. Nello
studentato c’è una folta componente di spagnoli, inglesi
e francesi. Gli spagnoli sono fuori da ogni metro di valutazione
discorsiva: mentre l’amico di Christian sta pensando ancora a
come rispondere ad una loro affermazione uno di loro ha già
ridiscusso la sua tesi e sta addirittura parlando d’altro; i
francesi e i belgi sono ancora più complicati, gli
spagnoli gesticolano parossisticamente ad ogni parola, i belgi
invece parlano a raffica senza muovere un muscolo, al massimo
agitano i polsi oppure li muovono a piccoli scatti per
sottolineare un concetto. Io sto lì fermo a godermi le
meravigliose impasse dell’amico finlandese. Tuttavia,
quando è sabato sera, dopo aver tracannato un litro di
cocktail blu argenteo e fumato tre canne, anche la Finlandia
entra in gioco e l’amico di Christian, un po’ più
loquace del solito, si trasforma in un disinibito sessuale. Credo
che l’epifania sia in arrivo. Si sono fatte le 2.07, ho bussato
alla stanza di Christian e finalmente ho ricevuto una risposta,
apro la porta ed entro. Sono ubriaco. Non capisco un cazzo di
niente. Ci sono Christian ed il suo amico finlandese che hanno
abbordato queste due ragazze finlandesi, per l’amico di
Christian è un po’ come giocare in casa. Adesso i
quattro stanno guardando la televisione, ci sono una decina di
bicchieri vuoti su un tavolino e nella stanza si è formata
una sottile coltre di fumo, un odore carico di vaniglia, incenso
e sigarette. Prima di salutare, socchiudere la porta e andarmene,
posso notare che le finlandesi sono tutte e due a letto, coperte
da un plaid a scacchi. Stanno ridendo come due stupide senza
curarsi né di me che sono appena entrato né dei due
amici in piedi, forse ci siamo detti “Hallo!” ma non ricordo.
Nella frazione di secondo che mi separa dalla rapida uscita il
mio occhio scorge, all’altezza del ventre delle due, un
movimento impercettibile, forse due mani che si stringono, forse
due mani che stanno giocando con le rispettive fiche, le due
finlandesi stanno lesbicando allegre e stonate utilizzando i due
amici come paravento ai loro giochi. Esco e ritorno al tavolo
delle bevande nel corridoio, penso a Christian e al suo amico che
se ne stanno lì, chiusi nella nebbia a godere un quarto
d’ora d’eccitazione osservando questo quadro d’intimità.
Mi si avvicina Eva, un’amica tedesca che ho conosciuto a
Teologia la settimana scorsa. Mi dice “nessun divertimento a
queste feste… tutti in cerca di una preda… e poi al mattino
dopo nemmeno si salutano… come se il sesso fosse una cosa
sporca”. Sono d’accordo con Eva. Siamo d’accordo tutti e
due, seduti sulla moquette del corridoio e poi sul lavandino del
bagno, una sopra l’altro, seminudi, cercando una scappatoia a
questa festa di merda.
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