|
Considerazioni
circonflesse sull’arte
di daldivano |
Alcune considerazioni
sull’arte presentano una struttura circonflessa. Esimi colleghi
le identificano con il termine stortura1.
Non è semplice
descriverle, ma le vediamo ben rappresentate da un’iconografia
raffigurante l’uomo/vir nell’atto di curvare una spranga
d’acciaio, con le mani agli estremi. Fatica, sudore, sangue
caratterizzano la coloritura di un’immagine destinata a restare
vivida nelle nostre coscienze.
Circonflettere una
considerazione in merito all’arte è difficoltoso ed
innaturale, ma possibile.
Per donare limpidezza
a quanto detto vi mostreremo un esempio.
Il materiale che
segue è stato prodotto, tramite una registrazione
ambientale, dal filosofo-esteta-antropologo J. P. Zanetti il 5
ottobre 2001, alle ore 17,45.
Zona di raccolta:
Busto Arsizio (South Europe). La traduzione è a cura del
Centro Italiano di Cultura di Boston.
-Quando siamo a
sedici chiudiamo le porte, spegniamo la videocamera e andiamo a
dormire.
-Sedici cosa?
-Sedici ore.
-Sedici ore?
-Sì,
sedici ore.
-Stiamo qui
sedici ore?
-Sì,
l’opera è così, sedici ore di bolle di sapone.
-Solo?
-Io faccio le
bolle e guardo il muro, tu fai le bolle e mi guardi le terga.
-Tu guardi il
muro ed io ti guardo il sedere?
-Esatto.
-Ma è una
rottura di palle!
-No, che dici, si
chiama “performance”.
-Ma il senso di
questa cosa?
-Me lo sono fatto
scrivere da un’amica, un manifesto programmatico. E’ scritto
tutto lì.
-Ma dobbiamo
saperlo a memoria?
-No, non è
previsto che ci facciano domande.
-E se dopo ce le
fanno?
-Diremo che siamo
stanchi, che l’opera è stata intensa e l’applicarsi
faticoso.
-Ma non possiamo
andare avanti così per molto, prima o poi delle domande
ce le faranno.
-La prossima che
facciamo la facciamo cantando, così non ci possono
interrompere.
-Altre sedici
ore?
-No solo tre,
saremo già un “caso” allora.
-E non ci
chiederanno niente? - -Ci facciamo fare un altro manifesto
programmatico, oppure no, lasciamo che si interroghino per
trovare un significato a seguito dell’altra improvvisata.
-Allora me lo
studio.
-Fai come vuoi,
io faccio a meno.
-Ci sei
all’aperitivo questa sera?
-Sì,
solita ora, ma non facciamo tardi che domani devo imbiancare un
appartamento.
-Ah, forte! Come quelli della Biennale?
Quelli che continuavano a passare le pareti di bianco e quelli
dietro di nero e poi ancora di bianco e poi di nero?
-No, questi sono
clienti veri.
-Ma anche chi va
alla Biennale è un cliente vero.
-Ah, già,
hai ragione, è per questo che facciamo la performance, ma
non abbiamo agganci per finire alla Biennale.
|
-Non ancora… se
sfondiamo qualche aggancio magari salta fuori.
-Boh, vediamo
dai, intanto può bastare il fatto che io abbia fatto
l’Accademia per aprirci qualche salottino come si deve.
-La fai facile,
con tutti quelli che sono a spasso.
-Va bene, ma io
sono anche imbianchino, ricorda: il fascino del pennello.
-Ma dai! Te le
vuoi trombare per aprirti la strada?
-Eh, no allora,
per chiuderla?
-Non ci avevo
pensato.
-Tu non devi
pensare, devi fare quello che dico io.
-Ma sei uno
stronzo!
-Quando mi
presenti tua sorella?
-Sì,
buonanotte. Ma perché ti devo guardare il culo mentre
faccio le bolle?
-Mi piace quando
me lo guardano, non so… se lo farai tu lo faranno tutti, tutti
quelli che passano e l’idea mi piace moltissimo.
-Mettiti in
mutande no?
-Non ci avevo
pensato. Ottima idea.
-Sei uno stronzo
malato.
-Dai che se la
cosa va in porto tiro dentro anche te per almeno un quinquennio.
-E poi?
-Poi basta, vado
a fare l’attore e tu ti arrangi.
-L’attore?
-Ma sì,
questa è una forma di bound art; o l’attore o
vado a fare la body art, vedo un po’ come butta, dai.
-Non ti credevo
così calcolatore.
-Ma quali
calcoli, sono già fuori dall’onda, queste cose andavano
anni fa, sono in ritardo sparato, ma ho ancora un fisico
decente, me lo devo giocare. In tutti quei provini di merda non
mi hanno preso. Devo darmi una mossa! O qui faccio il figo in
modo sofisticato o non mi cagherà mai nessuno.
-E’ la prima
volta che ti sento parlare così, credevo non ti
interessasse diventare famoso.
-Ok, sono stato
un po’ sottotono in questi anni.
-Ma quale
sottotono, dicevi che quelli dei provini erano “una manica di
deficienti senza sostanza in cerca d’effimero”, questo
dicevi.
-Va bene ho
finto, va bene? Si cambia, s’invecchia, facendo il cazzaro non
ho ottenuto niente, è ora che mi finalizzi, perdio!
-E se non va come
speri?
-Faccio
l’intellettuale dannato, quello che offende e si incupisce
nella sua arte incompresa, ma grandiosa…
-Ma quale arte?
Lascia fare a me,
cosa vuoi capire di queste cose, mica hai fatto l’Accademia,
tu.
1Zanetti, J. P., Morphon, K. (2003), Analisi strutturale delle considerazioni sull’arte, University of California Press, Berkeley.
|