la monografia - n. 4   Sensi

L’editoriale

di gonio

Quattro Racconti Zen-so 
[estratto dall'antologia "101 Racconti Zen-so" ed. Adelphake, Milano 2005]

1. Il vero Senso

Quando il Venerabile predicava nel tempio, un monaco che credeva nella sacralità della parola elevata all'unico senso, si ingelosì del suo vasto pubblico e volle discutere con lui.
Il Venerabile stava amabilmente - e nel generale consenso - cazzeggiando col gusto del nonsenso, allorché comparve l'arcigno monaco, creando tale dissenso che il maestro si interruppe e domandò cosa turbasse l'armonia dell'assenso.
"Tu mi fai senso" concionò il monaco "perché la tua abnorme logorrea annulla in una accozzaglia di infime facezie le poche cose degne di senso. Dimmi che senso ha questa tua dissennata fame di consenso che degrada le tue pretese al senso comune del buon senso?"
E il Venerabile rispose lievemente: "Forse tu ami l'andare controsenso nel dissenso, ma non è questa la misura del senso. Il mio è che se trovo posto io posto (e vieppiù mi commendo nel commento)".
Al che il monaco, con una violenta craniata, gli fece sentire il rumore di un neurone solo.

2. Il giusto Senso

Un giovane andò da un maestro e gli chiese: "Come percepirò l'illuminazione?"
Rispose il maestro: "Quando non vi sarà che un senso".
Il giovane sbalordito se ne andò riflettendo sul suo intimo sentire. 

Ma non vide la luce.
Tornò allora dal maestro e gli chiese: "Cosa significherà l'illuminazione?"
Rispose il maestro: "Quando non vi sarà che un senso".
Il giovane sbalordito se ne andò meditando sull'intimo significato. 

Ma non capì la luce.
Tornò allora dal maestro e gli chiese: "Dove troverò l'illuminazione?"
E il maestro, imperterrito: "Quando non vi sarà che un senso".
Il giovane sbalordito se ne andò indagando la giusta direzione. 

Ma non trovò la luce.
Alfine, reso scaltro dall'esperienza, provò a spiazzare il maestro:
"in che senso il senso mi indirizzerà nel senso?"

E il maestro, imperturbabile chiosò: "A senso direi che ci vuole del buon senso per trovare il giusto senso".

E il giovane, preso dall'afflato del comune sentire con il maestro, lo fracassò di mazzate in senso lato e in senso stretto.

3. La perdita del senso

Sasuke, il maestro di zen-so, era noto per il suo scaltro acume sin da bambino.

Fu così che il suo maestro - che faceva circolare una preziosa raccolta di scritti, in cui celebrava il multiforme senso del senso - chiese all'imberbe Sasuke di contribuire. Sfortunatamente ancor privo del senso comune, Sasuke annegò il buon senso in uno scritto senza senso e ne fu molto imbarazzato. Sentendo avvicinarsi l'implacabile maestro e temendone i rimbrotti, cercò di fuggirlo. Ma il maestro comparve e allora Sasuke gli domandò: "In che senso va cercato il
senso quando manca il senso ?" 
"Questo è nel senso del senso " spiegò il vecchio. "Ogni cosa ha un senso nel senso che il senso fa ."
Sasuke, mostrandogli il senso privo di senso, disse: "Ecco un senso che fa senso".
E il maestro, ammirato da tanto acume, lo roncolò sino a lasciarlo privo di sensi.

4. As-senso

Sacripante, un maestro intelleguale, ricevette la visita di un emerito intellettuale che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen-so.
Sacripante iniziò allora a scrivere l'editoriale su un foglio, riempiendolo sino ad occupare ogni spazio disponibile. E una volta occupato ogni spazio bianco continuò a sovrascrivere lo scritto.
L'intellettuale osservò prima stupito, poi annoiato questo citarsi addosso, sin quando, non riuscendo più a contenersi, esclamò: 
"Basta. Non ce n'entra più!"
"Come questo editoriale," disse Sacripante "tu ora sei ricolmo del senso e del non senso. Come posso spiegarti lo zen-so, se non ti decidi a voltare pagina ?".

 

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