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attention à la merde
di eiochemipensavo
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Io e Polli noi adesso abitiamo insieme, ma quando stavamo al paese noi stavamo coi nostri genitori allora tutte le sere noi si usciva senza nessuno scopo particolare, solo per vedersi. Allora noi andavamo al bar del paese facevam due parole, guardavamo i giornali che c’erano lì nel bar, famiglia cristiana, donna moderna, che a me mi piaceva molto il supplemento casa idea, il catalogo ikea, che io so ancora i nomi dei prodotti a memoria, grankulla, malm, mattharp, aneboda. Prendevamo dei marocchini, delle chine calde, delle coche cole, ché dovevam pure consumare qualche cosa.
Poi, d’estate, che c’era il caldo, noi al bar non ci andavamo mica, andavamo a farci due passi. Prendevamo la strada che parte dalla piazza e andavamo verso la cappella di san magno, col viale alberato e la luce là in fondo, della cappella. Delle volte facevam dei giri, arrivavamo fino alla fontana della ceresana, ma noi parlavamo, scherzavamo, facevamo i cretinetti, non ci accorgevamo mica che facevamo dei chilometri.
Un gioco che mi piaceva tanto fare, mentre tornavamo a casa, che era bello buio, era di chiudere gli occhi e farmi guidare da Polli che mi teneva per la mano. Mi piaceva far così, non dover vedere dove andavo, farmi portare e non dovermi preoccupare, anche se non mi fidavo mica tanto, mi preoccupavo, un po’ mi preoccupavo. Delle volte mi ricordo che io pensavo che eravamo in un posto e invece poi quando aprivo gli occhi mi accorgevo che eravamo tutto in un altro. Mi piaceva dire adesso siamo qui, e adesso siamo qui, cercare di capire dove eravamo, a che punto eravamo. Tanto, il percorso non cambiava quasi mai.
Una sera io e Polli facevamo questo giochino scemo che uno chiude gli occhi e viene guidato dall’altro che lo tiene per mano, mi ricordo che noi questo gioco lo chiamavamo il gioco del cieco e del suo fido cane guida, e allora io gli ho detto a Polli, adesso lo facciamo che io faccio il cane guida e te fai il cieco. Abbiam fatto così. Dopo un po’ c’era una macchina parcheggiata, mi sembra che era una fiat 126 bis, dopo un po’ c’era ‘sta macchina parcheggiata e io che delle volte mi vengono degli attacchi di bastardaggine acuta che non so neanche io come mi vengono, ho guidato Polli che ci è andata proprio a sbattere contro.
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Ha fatto
Tunk!
Polli ha fatto finta di niente, secondo me si è fatta male. Se ci penso mi sento in colpa ancora adesso.
Fare il cieco, capita ancora che lo faccio in quelle notti senza luna, che ti svegli hai sete, fame, voglia di fare pipì, e allora ti alzi, non accendi nessuna luce, e cerchi di orientarti soltanto col ricordo di dove stanno le cose e aiutandoti col tatto, mani avanti, cercando di centrare le porte, non buttar roba per terra, che siamo in condominio, nel nostro ci abitano soltanto dei vecchi, loro dormono, che si devono alzare presto per andare a vedere se alle sei del mattino il panettiere è già aperto, alle sette se il supermercato è già aperto, e scrollare la testa quando arrivano i commessi del maxisconto alle otto e mezza e dirgli che io è già un’ora che aspetto. Non so mica perché mi son messo a parlare dei vecchietti del mio vicinato, io chiedo scusa, ma
dev’essere un argomento che mi stimola particolarmente, i vecchi del mio vicinato.
Io questa cosa del camminare senza vedere la faccio ancora, solo non chiudo gli occhi, che io andare a lavorare, leggo sempre dei libri. Non so mica come faccio, me lo chiedono tutti, ma come fai a leggere per la strada, ti farai mica metter sotto. Io non lo so come faccio, gli rispondo alla gente che mi fa questa domanda, io un po’ guardo, un po’ non guardo, in generale non guardo, ché sto leggendo.
Quelli superstiziosi mi dicono avrai un sesto senso, io penso di no, delle volte basta avere del buon senso. Che le code degli occhi vedono tanto, anche se non ci fai caso, tante volte si accorgono che ci son dei corpi estranei nel campo visivo e me lo segnalano.
Poi ci sono i passanti premurosi, come quella volta che siam andati a Nizza col treno, eravamo appena arrivati, stavamo camminando, io stavo leggendo la guida, e le prime parole che sento sono quelle di un francese che mi urla Attention à la
merde! Io lo ringrazio ancora quel signore francese gentile, che quella volta mi ha proprio salvato.
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