la monografia - n. 4   Sensi

effluvi

di lamemoriadellacarta

Fu su un treno di ritorno che imparai che l'amore della carne ha un odore greve e non quello immaginato delle viole.

Fu una ragazza americana a sturarmi le narici di ragazzino. La incontrai su un convoglio di seconda classe che mi riportava indietro da una vacanza d'adolescenti in Spagna. Lei, studentessa di belle arti, tornava in accademia dopo un'estate con i genitori medici nella casa del New Jersey.

Ricordo appena che io viaggiavo di fortuna assieme a un cugino di madre pronto a tutte le svolte e lei con una minuta africana conosciuta poche ore prima alla stazione di Barcellona.

Ricordo poco di come il destino assegnò le coppie e di come in breve la strada mia e del mio compagno di viaggio si divise per ricondurci a casa da latitudini e in giorni diversi. - Io molto prima di lui, per un dannato senso della misura avuto come eredità non richiesta da mio padre.

Ricordo appena che portava addosso solo un paio di levis consumati e un maglione di lana pesante; e sotto nulla: la pelle nuda. 
Ricordo ben poco del modo che aveva di tenermi tra le sue mani e dei posti dove finivano le mie.

Ricordo bene l'odore dei nostri corpi, invece. La chimica delle membra, degli anfratti delle pieghe di noi due mescolati, esplodeva per la prima volta sotto il mio naso immaturo che ne venne sfondato come un timpano da una nota alta sparata a dodicimila watt. 

Imparai con gli anni a cogliere le sequenze nella scala armonica di quegli odori.

Imparai poi tutto il resto. Ma in quei giorni di battesimo pochi odori forti e pochi gesti diedero corpo a qualcosa di sconosciuto prima. 

E pochi odori mi bastano per ricordarmi sempre di quella prima volta con una ragazza d'America di nome Holly.

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